L’armata verde di Treviso assalta il fortino di Bologna

Oscar Eleni

I generali vengono da altre scuole, un americano ed un bosniaco, due che domani alleneranno la nazionale russa e croata, ma in campo, in mezzo a tanti stranieri, i gioielli sono italiani: il romano Bargnani che potrebbe essere il primo giocatore della nostra scuola scelto dalla Nba alla fine di giugno, il bolognese di San Giovanni Persiceto Marco Belinelli che non ha guardato ancora al di là dell’Oceano, ma ha già qualcosa di speciale. Sono bravi, basterebbe lasciarli crescere nel modo giusto invece d’imbesuirli come se la loro futura vita Nba riscattasse tante carriere frustrate. Protagonisti per Benetton e Climamio che si affrontano da questa sera nella finale scudetto di un basket che nasconde così bene le sue malattie da passare per un sport esemplare anche dopo aver visto certe facce, certe cose nelle semifinali.
Quinto confronto fra la Marca amorosa e la Fortitudo che ha un popolo così speciale da farla sentire sempre protetta in casa dove non perde da 34 partite. Treviso in vantaggio 3-1 nelle corse scudetto dove la Bologna sanfelicina, barricadiera e passionale, gioca per la 10ª volta negli ultimi 11 anni. Storia di due società con proprietari che hanno dato di tutto e di più, che, quasi nello stesso momento, hanno deciso un cambio salutare: la passione va bene, ma devono essere i club a trovare soluzioni per vivere in grande, riducendo i costi. Benetton contro Seragnoli, tanto di cappello a tutti e due. Bologna davanti a Treviso avendo il vantaggio del fattore campo se si dovesse andare eventualmente alla quinta partita di giovedì 22 giugno, il giorno in cui l’Italia scoprirà alle 16 il destino dei suoi calciatori impegnati contro la Repubblica Ceca. Diciamo che nella morsa mondiale è andata fin troppo bene.
Si parte oggi, diretta sempre su Sky, sempre alle 20.30. Una partita ogni 48 ore. Fortitudo al completo, anche se Lorbek zoppica per la tendinite e Ress ha una spalla che dovrà essere operata. Benetton senza il capitano Soragna, la sua anima.
Dicevamo dei generali. La prima finale per David Blatt, la quarta per Jasmin Repesa. Un pitt bull nato a Boston l’allenatore della Benetton cresciuto come giocatore a Princeton, ma la sua carriera vera di tecnico è iniziata in Israele dove sembra che lo rivogliano per guidare il Maccabi che già diresse nel 2001 dopo essere stato assistente del mago Gershon. Un orco dolcissimo come Shreq il Gelsomino nato in Bosnia, croato di passaporto, una storia vincente come poche, alimentata nella grande scuola Cibona, tre titoli nazionali vinti prima dei due in Tuchia con il Tofas che sfidava i colossi di Istanbul, poi Spalato, Wroclaw, dal novembre 2002 alla Fortitudo con la quale è sempre arrivato in finale, una volta anche in Eurolega, vincendo uno scudetto.
Sono padroni di due organizzazioni che sopportano anche i giocatori finti o le Marise di turno, che reggono le partenze per “scelte di vita”. Arrivano allo scontro decisivo attraverso esperienze diverse: la Benetton, poco visibile in trasferta, ha fatto il suo capolavoro davanti agli 11.000 di Roma eliminando in 4 partite la Lottomatica; la Fortitudo, che fuori casa non ha gli stessi artigli, è arrivata alla finale eliminando Napoli in una serie che ha lasciato ferite, riaprendo la portineria, andando molto indietro per quello che è avvenuto in una brutta settimana. Fortitudo e Treviso rivalità forte, sfida iniziata all’inizio dell’anno con i campioni in carica che hanno vinto la super coppa dando subito il senso delle cose ad una squadra rivoluzionata che davanti al suo popolo si sente enorme anche mentre impara l’arte. Palaverde sempre chiuso per la Fortitudo e la stessa cosa il Pala Dozza per la Benetton. Talento offensivo discreto, attitudine difensiva buona. Sono gemelle in tante cose, avranno bisogno di mente sgombra, la prima che penserà in modo superficiale pagherà caro.