«L’armistizio di Badoglio è il più grande tradimento della storia»

Egregio direttore, in risposta alle affermazione del capogruppo Ds in consiglio regionale Moreno Veschi: «I giorni successivi all’8 settembre non rappresentarono la morte della patria quanto piuttosto la sua rinascita e il primo passo verso il riscatto del paese dopo il periodo oscuro della dittatura fascista e dell’occupazione nazista...»: voglio ricordare al suddetto assessore, che non conosce assolutamente la storia d’Italia quanto segue: il giudizio più severo e definitivo sulla vergognosa vicenda dell’8 settembre lo espresse il maresciallo britannico, visconte di El Alamein e comandante dell’8ª armata nella campagna d’Italia B. L. Montgomery: «Penso che l’armistizio di Badoglio sia il più grande tradimento della storia». Non è vero che la capitolazione fu dettata dalle domande popolari o da disordini interni. Vi erano veramente e continuamente voci di disordini diffuse «da politicanti italiani in esilio» che si accreditavano il merito di aver provocato la caduta di Mussolini attraverso tali disordini. Il fatto è che il governo italiano decise di capitolare non perché si vide incapace di offrire ulteriore resistenza ma perché ritenne che fosse venuto il momento di «accorrere in aiuto del vincitore» (letteralmente: to spring to the aid of the victors).
Ricordo, inoltre a Moreno Veschi, che cosa si intenda per armistizio: l’armistizio non significa pace; è uno stato giuridico, previsto dalle convenzioni internazionali, durante il quale ciascuno dei belligeranti si astiene dal commettere atti di guerra, pur restando con le armi al piede. Lo stato di guerra, quindi, permane: il nemico è sempre nemico, l’alleato è sempre alleato.
In tale frangente si ha il dovere di restare al proprio posto per difendere la bandiera italiana contro chiunque. Con la stima di sempre.
*Continuità ideale
As Fn Genova