L’arringa di Silvio al gip: «Innocente, ecco perché»

MilanoPer l’appuntamento con il tentativo numero 24 - calcolo effettuato da lui medesimo - dei «pm eversivi» di trasformarlo da leader politico in pregiudicato, Silvio Berlusconi si presenta puntuale ieri mattina al Palazzo di giustizia di Milano, come da accordi con i giudici e nonostante il pandemonio che, tra Libia e Pakistan, tra Gheddafi ed Osama, agita il globo. Il premier non rinuncia a sottolineare, in una serie di esternazioni-lampo, la paradossalità che vede nel doversi dedicare a una vicenda «inesistente» invece che ai suoi impegni da statista. Ma, visto che c’è, utilizza la giornata per fare fino in fondo la sua parte da imputato. E, appena prima di lasciare l’udienza, prende la parola davanti al giudice per spiegare come e perché di tutta la complessa vicenda sottesa al processo, fatta di film, fatture, conti esteri, lui si considera totalmente innocente.
Il tema è quello dei canali commerciali tramite i quali Fininvest e Mediaset si approvvigionavano dei diritti dei film e telefilm americani da trasmettere sulle reti del Biscione. Acquisti a prezzi gonfiati, per creare fondi neri ed evadere le tasse, secondo la Procura: che indica in Frank Agrama, ex regista di film spazzatura e grossista di diritti, il «socio occulto» del Cavaliere. Dalla sua, la Procura ha adesso anche la testimonianza raccolta nelle scorse settimane di un ex produttore, Silvio Sardi, secondo cui Mediaset non aveva alcun motivo di rivolgersi agli intermediari anziché comprare direttamente dalle major: «Alla fine compravano per 400mila dollari film che in America ne costavano cinquantamila».
La difesa di Berlusconi si è opposta risolutamente ieri alla acquisizione della testimonianza di Sardi agli atti del processo. Ma è lo stesso Berlusconi a chiedere di prendere la parola, subito dopo l’avvocato difensore di Agrama. Il presidente del Consiglio parla brevemente, a braccio, senza leggere appunti, per spiegare al gip Maria Vicidomini che in realtà il ruolo dei mediatori era fondamentale: «È necessario - dice Berlusconi - comprendere lo scenario che si era creato a metà degli anni Ottanta, quando in tutto il mondo erano esplose le televisioni commerciali. Le case di produzione americane si erano trovate davanti a un mercato che non erano abituate ad affrontare, non sarebbero mai riuscite a rapportarsi con tutti. I produttori così decisero di vendere ai mediatori, che si fecero carico di tutta quella attività di distribuzione di diritti televisivi sul mercato italiano, francese e altri che le major non erano attrezzate per svolgere direttamente».
In quei meccanismi, sostiene Berlusconi, si inserirono alcuni dirigenti infedeli di Mediaset che facevano la «cresta» sugli acquisti (ma una di questi, Gabriella Ballabio, ieri ha affermato attraverso il suo legale di avere fornito solo alcune consulenze ad Agrama prima di essere assunta dal Biscione). Per sapere se il Cavaliere è riuscito a convincere il giudice Vicidomini bisogna aspettare ancora un paio di udienze: la prossima il 30 maggio, quando parleranno i legali dello stesso premier e di suo figlio Piersilvio.