L’Arsenal caccia la Signora dall’Europa

Capello sbaglia scelte e tattica. E gli inglesi gli danno una lezione

Tony Damascelli

nostro inviato a Torino

I miracoli accadono altrove. A Torino cose di calcio e basta. La Juventus saluta l’Europa, fine dell’avventura, l’Arsenal fa zero a zero (nelle ultime tre partite i bianconeri non hanno segnato un solo gol!) basta e avanza per procedere verso le semifinali, direi finale a meno che il Villarreal non rivinca al superenalotto anche se la squadra di Wenger non ha nulla a che fare con quella di Mancini.
Dunque quello che lo stratega Capello sognava non si è realizzato. Anche perché certe scelte del tecnico di Pieris restano scolpite nel marmo. Per esempio alla vigilia della partita aveva rispedito al mittente la battuta di Moggi, di questo si trattava, che la Juventus si sarebbe inventata qualcosa per la formazione: «Non capisco che cosa abbia voluto dire Moggi, la squadra è quella, obbligata». Capello non ha sense of humour, al tempo stesso la formazione non era affatto obbligata, infatti Thuram si è seduto in panchina, ha giocato Kovac, sull’out di sinistra è stato confermato il mediocre Chiellini, sul fronte opposto Zambrotta che ha grande condizione fisica e dunque invece di essere utilizzato trenta metri più avanti si è trovato a portare l’acqua per un altro reduce, Mutu. Per fortuna la squalifica di Vieira ha portato all’impiego di Giannichedda. Ma è accaduto che nel primo tempo la Juventus ha giocato all’inglese, voglio dire come si giocava trent’anni fa sull’isola della regina, palla lunga e pedalare, mentre l’Arsenal si è accomodato in poltrona, all’italiana, aspettando e ogni tanto molestando, con le iniziative perfide di Ebouè ed Henry, la difesa juventina in stato confusionale. Senza ritmo, cioè velocità di intuizione e di azione, la Juventus è andata avanti a testa bassa, come le sta accadendo da tempo ormai mentre il suo allenatore ha continuato a sbracciarsi perché i londinesi perdevano tempo, cosa che abbiamo insegnato loro noi italiani astuti.
Pochissima Juve, nemmeno un tiro in porta vero, una conclusione da fuori di Zambrotta che è finita a lato, le solite cose di Ibrahimovic mal disposto, da schiaffi per certi suoi atteggiamenti, il nulla assoluto di Nedved e Trezeguet.
L’Arsenal ha ribadito tutto il suo repertorio, palla a terra, triangolazioni veloci e la raffinatezza del football di Thierry Henry che a un certo punto, era il minuto 20, ha stoppato a seguire un pallone, mettendo coricato Cannavaro, e ha calciato centralmente verso la porta di Buffon che ha parato.
A ribadire che la Juventus sia in evidente crisi tattica oltre che atletica i suoi uomini sono finiti quattro volte in off side nel primo tempo e non certo per l’abilità della retroguardia dell’Arsenal ma per la scarsissima mobilità bianconera, senza che dalla panchina arrivasse mai un suggerimento.
Dopo un’ora Capello però si è accorto che Mutu andava rispedito nello spogliatoio e ha inserito Zalayeta; qualche minuto dopo anche il ciclista Chiellini ha finito la Champions per dare il posto a Balzaretti, forse anche queste erano scelte obbligate? Wenger gli ha risposto con la staffetta Reyes-Pires, l’Arsenal ha continuato e ha concluso dando lezione di calcio. Una sventola di Nedved è stata la sola fiamma della Juventus, spenta dalle mani di Lehmann. Per completare la serata il ceco è stato espulso, al minuto 32, dopo un fallo su Ebouè: nelle due partite dei quarti di finale la Juve ha avuto tre espulsi, qualcuno dirà che la colpa è dei giornalisti? Tutto ciò era già scritto e letto tranne da coloro che credono nei miracoli, alcuni dei quali fanno anche gli allenatori. Finale con il coro consueto: «andate a lavorare», già riservato martedì notte agli interisti. Ma voi pensate che ci sia in giro qualche incosciente che li assuma?