L’Arsenal è eroico ma il Barcellona è grande e si porta a casa la coppa

A Parigi inglesi in 10, espulso Lehmann, in vantaggio per oltre un’ora. Decisivi gli assist di Larsson e i gol di Eto’o e Belletti

Tony Damascelli

Il calcio è una storia infinita. Se poi va in scena la finale di coppa, la Champions league, allora possono accadere mille cose e tutte imprevedibili. Chi ha in mente ancora i fumi di Istanbul qualcosa deve aver pensato anche ieri sera a Parigi: a quattordici minuti dalla fine il Barcellona, da ieri sera campione d’Europa, era invece a terra, sconfitto, in undici contro dieci, sgonfio e stranito, mentre i tifosi inglesi preparavano le follie parigine. L’Arsenal eroico stava conducendo con un gol realizzato dalla sua guardia della regina Campbell. Eroico perché dopo diciassette minuti il club londinese si era ritrovato senza portiere. Lehmann era uscito fuori area ad arpionare il piede di Eto’o mandato a rete da Ronaldinho. L’azione era anche proseguita con il camerunense a terra e Giuly a mettere in gol. Ma l’arbitro Hauge aveva già interrotto l’azione, fischiando il fallo, espellendo dunque il portiere tedesco dell’Arsenal e togliendo il gusto perfido dell’1 a 0 ai catalani.
Wenger ha stracciato le carte, ha richiamato in panchina Pires e si è messo nelle mani di Almunia che è anche spagnolo. Pensate che nel primo quarto d’ora Henry aveva avuto due occasioni grandi come la tour Eiffel per stendere il Barcellona ma Valdes aveva fatto il gatto salvando in angolo. Sotto di una unità, la squadra londinese ha fatto funzionare il cervello e, nonostante i numeri di prestipedatore di Ronaldinho, ha acciuffato il vantaggio al minuto 37. Ebouè è stato fermato da Puyol fuori area, Henry ha calibrao la punizione per Campbell che è decollato lasciando ai blocchi Oleguer, torsione feroce e 1 a 0.
L’Arsenal, che si era raggrumato per evidente inferiorità numerica, ha stretto ancora maggiormente il gruppo mentre il Barcellona, che aveva saputo approfittare dell’uomo in più a metà campo, ha dato segni di stordimento nel ritmo. Per fortuna di Franklin Rijkaard ci sono anche gli artisti, oltre ai muscoli e alla tattica. Una delle mille invenzioni di mago Ronaldinho ha permesso a Eto’o di aggirare Campbell e di calciare a rete, qui Almunia ha avuto una reazione eccellente, con la mano destra ha deviato il pallone sul palo, accusando poi la scossa di ritorno su tutto il braccio ma avendo almeno salvato l’arsenale londinese.
Lo stadio di Parigi con tutto il suo repertorio di teste coronate, anche quelle calcistiche, ha festeggiato la sorpresa, così come durante la cerimonia che aveva preceduto la partita con la rassegna di cinquant’anni di storia di questa coppa che proprio nella capitale francese aveva incominciato la sua storia, consegnando la prima coppa al Real Madrid.
E nel secondo tempo, sotto la pioggia fitta, lentamente, insesorabilmente l’Arsenal si è arenato, affogando nell’acqua e nella propria stanchezza mentre, di contro, il Barcellona ha preso a crescere, finalmente sfruttando la superiorità di organico. Rijkaard ha pescato il jolly: lo svedese Larsson alla sua ultima esibizione con i catalani, ha offerto le due palle gol che hanno risolto la finale. La prima al minuto 31, facendo da sponda per Eto’o che ha calciato tra portiere e palo, e quattro minuti dopo mandando Belletti al raddoppio con una gaffe di Almunia che ha visto scivolare il pallone tra le gambe, sul prato zuppo di pioggia.
Finale scontato, con gli inglesi stremati, per la fatica fisica e quella nervosa, Henry in evidente affanno per tutta la partita aveva bruciato incredibilmente l’occasione per fissare la partita, poi Wenger ha cercato di rianimare la brigata, Fabregas, alla sua peggiore partita stagionale, ha lasciato il posto a Flamini così come Reyes avrebbe preso il posto di Hleb, piccole cose perché il Barcellona aveva ormai testa e sangue giusti, gli innesti di Larsson e di Belletti sono risultati la chiave di svolta del risultato e dunque della vittoria. L’espulsione di Lehmann ha sicuramente penalizzato l’Arsenal non soltanto nel numero ma anche nel gioco, dovendo inseguire gli avversari più forti tecnicamente e stimolati dalla situazione di svantaggio.
Al Barcellona riesce dunque l’accoppiata, dopo il successo nella Liga ecco la Champions, al termine di una lunga corsa. Non è stata la notte di Ronaldinho e di Henry ma la finale non ha tradito almeno nello sviluppo dei gol. E per un’ora e mezzo è servita a una fetta di italiani per pensare soltanto al football.