L’arte Amata a palazzo Venezia

Laura Gigliotti

Ci sono il campione del classicismo Raphael Mengs, l’antagonista di Caravaggio Cavalier d’Arpino, Francesco Albani, presente nelle quadrerie di mezza Europa, il maestro dell’arte sacra Sassoferrato, il pittore dei «pitocchi» Ceruti, alcuni caravaggisti e molti altri pittori nella collezione privata di Pier Luigi Amata «La ricerca della natura», ospitata in un luogo pubblico, l’Appartamento Barbo di Palazzo Venezia, fino al 17 luglio (catalogo De Luca).
Non nasconde che ci sia un certo allenamento dell’occhio fra il collezionare opere d’arte e valutare la congruenza fra un tipo di naso e un viso il professor Amata, affermato chirurgo estetico con la passione per la pittura del Seicento. È in mostra parte della sua collezione (43 opere su 60), iniziata solo una quindicina di anni fa, ritratti, nature morte, paesaggi, pittura sacra, che decorano la sua casa romana. Non c’è un filone particolare, è forte il nucleo della Controriforma, ma ci sono anche quadri del primo ’700 e del secondo Rinascimento, anche se oggi Amata dice di prediligere pittura lombarda e caravaggismo. Dando la preferenza, al di là del nome, a opere significative nel corpus dei vari pittori e in buono stato di conservazione. È il caso di Giovanni Francesco Grimaldi, decoratore di residenze aristocratiche romane e specialista in paesaggi, di cui si conoscono solo una ventina di quadri, o di suor Orsola Maddalena Caccia, nota per una decina di dipinti, presente nella collezione con una bellissima e inconsueta natura morta, o il veneto Sante Peranda cui si deve il ritratto di Alfonso III d’Este. Un personaggio da romanzo, incapace di conciliare «l’armi e gli amori» con la noia della vita a corte, che perduta l’amata moglie Isabella di Savoia, dopo nemmeno un anno di regno, veste l’abito dei cappuccini e diviene veemente predicatore. La galleria dei ritratti prosegue con le opere del genovese Luciano Borzone, dal caldo tocco alla Rubens, di Fede Galizia, famosa pittrice di nature morte, che esegue con adesione alla realtà il ritratto del padre, e di Leandro da Ponte il Bassano, espressione della cultura di confine tra tradizione veneta e lombarda, autore del magistrale ritratto di un notabile trevigiano. È probabilmente di Antonio Busca, fondatore dell’Accademia d’Arte di Milano, l’elegante e ingioiellata Donna con liuto, forse una famosa cantante di melodrammi.
Opere di altissima qualità che farebbero bella mostra in qualsiasi museo, anche se non sempre di artisti noti. Ma ci sono anche i grandi e i grandissimi. Attribuito a Giacomo Ceruti, il più alto esponente della pittura lombarda della realtà, il ritratto di un giovane fumatore, di Jacob Ferdinand Voet, ritrattista alla moda della Roma tardo barocca e dei «milordi» del Grand Tour, un Ritratto di gentiluomo. E fra i caravaggisti lo Spadarino, attivissimo a Roma, autore di una Venere in cui mostra una certa apertura alla cultura veneta, Pedro Nunez del Valle, pittore alla corte di Filippo IV, di cui è in mostra L’incoronazione con spine che ricorda nelle lumeggiature della corazza il maestro Caravaggio. Attribuito a Valentin de Boulogne un inedito San Girolamo dipinto a Roma, dove l’artista fu al servizio dei Barberini e dove morì ubriaco nella fontana del Babuino. Di un anonimo pittore danese, probabilmente Exkersberg che soggiornò a Roma a inizio ’800 frequentando lo studio di Thorvaldsen è la Veduta degli archi di Costantino e Tito. Autentico capolavoro è il Busto di Cristo dalla fisionomia idealizzata e al tempo stesso vivida e comunicativa, forse dipinto da Mengs per una cappella privata.
Palazzo Venezia, Appartamento Barbo, tel. 06-6780131. Orario: da martedì a domenica 11-19, lunedì chiuso. Fino al 17 luglio.