L’arte e la scienza in nome della donna

Una mostra dedicata all'eterno femminino. Declinato nelle opere di grandi artisti del novecento, quali Enrico Baj, Karel Appel, Mario Tozzi, Francesco Clemente, Marco Lodola e molti altri. Per scoprire come le infinite sfumature del fascino e dell'eleganza femminile diventano materia d'arte e creano un mosaico d'eccezione sul sentire contemporaneo.
Sono questi i tratti salienti della mostra «La donna nell'arte/L'arte della donna», alla Galleria Roberto Rotta Farinelli (Via XX Settembre 181/r), da venerdì 25 novembre fino al 7 gennaio 2006.
Un percorso nell'arte dal secondo dopoguerra ad oggi, scandito dal volto di colei che, nel corso dei secoli, è stata la fonte d'ispirazione per antonomasia di poeti e pittori. La donna, d'altro canto, ha «indossato» - volente o nolente - le più svariate vesti. Simbolo di vita e del mistero della natura, la cui grazia ha dato il volto a Sante, Martiri e Madonne ma anche compagna prediletta del maligno. Strega, pericolosa femme fatale e, ancora, essere ibrido: sirena, medusa, sfinge e arpia. Seduta su un'instabile altalena tra divino e terreno, la donna ha trovato nell'arte la sua massima espressione.
La mostra è una lucida ricognizione nel contemporaneo, scandita dalle opere d'artisti diversissimi ma accomunati dalla volontà di esprimere ciascuno la propria idea di femminilità, che non necessariamente passa attraverso le vie del figurativo.
La donna è pura evocazione, nel gioco d'equilibri di Mario Radice. Vicino, a fare quasi da contrappunto, i lineamenti sottili ed alteri della donna di Mario Tozzi, che ha la grazia di un'antica icona affrescata sulle pareti di una cattedrale. E ancora, la «Dama» di Enrico Baj, coi suoi lunghi capelli che punteggiano - insieme agli altri dettagli aggettanti - la tela come un bassorilievo, sfondando la bidimensionalità del quadro.
Ma la donna è anche sensuale movimento, nella danza delle ombre sinuose di Plinio Mesciulam. È la carica istintiva che guida gli «affondi» materici di Karel Appel e detta i confini delle donne - vivaci ed eternamente giovani - di Lodola. Non mancano all'appello opere di fotografia - Connie Bellantonio e Giovanna Torresin - e neanche icone della femminilità come Marylin e la Venere di Botticelli, incastonate nelle preziose opere di Omar Ronda.
A concludere quest'incursione ne «la donna nell'arte», la decisione di presentare in seno alla mostra il secondo volume della Collana «Più Donna» di Villa Montallegro.
«Un volto svelato. Storie e tecniche di ringiovanimento del viso» a cura di Francesco Filippi e Massimo Renzi, indaga la quanto mai attuale «arte della donna», cui fa riferimento il titolo della rassegna. Il testo illustra le più moderne tecniche operatorie e svela, attraverso i racconti di chi ha fatto ricorso alla chirurgia estetica, l'identità della donna del nuovo millennio. Arte e scienza s'incontrano, dunque, per concludere la rassegna all'insegna del dialogo e della riflessione.