L’arte egizia torna alla «ribalta»

Dopo un restauro durato cinque anni, riapre il Museo Barracco (Corso Vittorio Emanuele, 168), che ospita una delle più belle collezioni di scultura antica. Collocato nell’elegante palazzina rinascimentale detta Farnesina ai Baullari, il museo trae il proprio nome dal barone Giovanni Barracco, che, appassionato studioso di archeologia, mise su una prestigiosa collezione scultorea (soprattutto ritratti) negli ultimi decenni dell’Ottocento, per donarla poi al Comune nel 1904. Piccolo di dimensioni, ma non d’importanza, il Barracco è considerato un vero gioiello sia dal punto di vista architettonico (l’edificio è di Antonio da Sangallo il Giovane e sorge su un’antica casa romana), sia da quello artistico, con 380 opere straordinarie che vanno dall’arte egizia, a quelle assira, cipriota, fenicia, etrusca, greca e romana, per terminare con alcuni pezzi medievali, come il mosaico dell’Ecclesia Romana (XII secolo), proveniente dall’antica Basilica di San Pietro.
Già nel cortile di accesso, il visitatore è accolto da alcuni leoni egizi e al primo piano ci si immerge nelle atmosfere affascinanti dell’antico Egitto. I pezzi, esposti secondo un ordine cronologico, sono stati acquistati sul mercato antiquario e in qualche caso recuperati a Roma, come è successo per la rarissima sfinge con la testa della regina Hatshepsut (XVIII dinastia), proveniente dall’Iseo Campense. La rarità del pezzo è dovuta al fatto che le raffigurazioni della regina (l’unica donna faraone di un regno il cui trono era rigidamente riservato a figure maschili) furono abrase dal suo tempio presso Tebe e le statue distrutte dal suo successore. Altri pezzi interessanti sono un ritratto di Ramesse II in età giovanile, la clessidra di Tolomeo Filadelfo, e le splendide lastre assire provenienti dai palazzi di Ninive e Nimrud, ma anche le sculture greche del grande Policleto e alcuni originali ellenistici.
Il restauro è stato particolarmente impegnativo. Oltre al rifacimento delle facciate, sono stati realizzati interventi strutturali per adeguare l’edificio alle nuove norme di sicurezza e renderlo agibile ai portatori di handicap. In realtà, trattandosi di un edificio cinquecentesco con scale strette, non tutto è accessibile. Il piano terra è l’unico totalmente agibile e, oltre a conservare alcuni pezzi autentici, è stato arricchito di un piccolo museo virtuale dove è possibile avere un panorama completo della collezione, con guide e planimetrie per i non vedenti in Braille, disponibili per consultazione in italiano e in inglese. Sempre al pianterreno è possibile accedere alla Biblioteca Barracco, strettamente legata alla collezione archeologica, e alla Biblioteca Pollak, comprendente oltre 2500 volumi appartenuti a Ludwig Pollak, che fu il primo direttore onorario del museo.