L’arte essenziale di sbarazzarsi dei libri inutili

Quanto è difficile disfarsi dei libri inutili? Ogni scrittore è sommerso da libri indesiderati: gli uffici stampa sono spietati quanto a spedizioni non mirate, e gli autori in proprio sono anche peggio, non badano a spese. Così l’altra mattina mi sono deciso a una pulizia etnica, avendo un’idea salvifica: poiché i cassonetti sotto casa ogni notte vengono setacciati da gruppi di zingari riciclatori, facciamogli trovare da leggere, ho pensato. Ma è proprio provando a inscatolare libri per zingari che ho scoperto quanto è bella la titolistica commerciale, di successo e ancor di più se di insuccesso. Si spalancano mondi sconosciuti e senza neppure essere costretti ad andare oltre copertina. Le vittime, per esempio, non si contano, ma nel non contarle si numerano, e come nella realtà superano gli assassini.
Tra le tante, solo negli ultimi anni, è uscita La quarta vittima di una certa Emanuela Sedda, La quinta vittima di un certo Antonio Invernici, La settima vittima di una quasi certa Alessandra Santini (quasi, perché nel 2007 una certa Alexandra Marinina aveva pubblicato La settima vittima con un altro editore, anche le vittime si riciclano insieme agli autori, forse quindi la scarterebbero anche gli zingari), La dodicesima vittima di un certo Iris Johanseen, mentre un certo Paolo Anzolin ha pensato bene di scrivere L’ultima vittima, illudendosi invano di farla finita, anche perché restano molti posti di vittime liberi. Comunque sia queste vittime le metto da parte, non si sa mai, e nel frattempo mi casca l’occhio su un paio di investigatori sconosciuti: per ogni delitto deve esserci qualcuno pronto a risolvere il caso, e di ispettori e commissari disponibili, nazionali o internazionali, me ne ritrovo a decine disoccupati e pronti a intervenire, mica c’è solo Maigret: ci sono gli ispettori Dalgliesh, l’ispettore Jaime Raimos, l’ispettore Ferraris, l’ispettore Alì, l’ispettore Fiuto, l’ispettore Banks, l’ispettore Tibbs... e soprattutto l’ispettore Cudicio di un certo Amleto Sandrino e l’ispettore Bolchi di un certo Luigi Combariati. Questi ultimi da non sottovalutare, penso.
Io scrivo «un certo» di ogni autore perché non sono poi così certo di chi e cosa nomino, ma non dubito che anche Cudicio e Bolchi avranno le loro nicchie di lettori affezionati, non solo genitori e parenti degli autori, ci saranno lettori veri che mentre voi pensate «Ah, se ci fosse il tenente Colombo» pensano «Ah, se ci fosse Bolchi!». Di conseguenza anche Bolchi e Cudicio decido di tenermeli, non li leggerò mai ma hai visto mai, dovessi corteggiare una bolchiana o una cudiciana so dove studiare. E nel frattempo, estraendo libri per zingari, sto già riflettendo su quanto le cronache siano sempre annunciatissime, e non solo le morti: mi imbatto in cronache di amori annunciati, tragedie annunciate, disastri annunciati, dolori annunciati. Si annuncia di tutto e di più e talvolta anche di meno, fino alla Cronaca di uno Zen annunciato, di una certa Antonella Caggiano. Certo, non tutti hanno la fantasia del mitico Sandrino De Fazi, artista, docente di greco e personaggio di culto su Facebook, che per le edizioni Fabio Croce ha pubblicato Ti scrivo brevemente per chiederti scusa dei miei silenzi, ecco dov’era finito, sotto lo zen della Caggiano, e lui che mi rimprovera di non citarlo mai: e già che ci sono lo metto in bella vista vicino al mio pupazzo di Spiderman, De Fazi è un caso raro.
Non uno strano caso, per carità, perché i «casi», scopro selezionando libri per campi nomadi, da Stevenson a Geronimo Stilton, sono rigorosamente strani: chissà quale sarà Lo strano caso del cavallo a dondolo di Fulvia Degl’Innocenti, come anche Lo strano caso di gastrite del signor Bartezzaghi di un certo Simone Manservisi (autore anche del non celebre La grande inculata, edito da Cicorivolta, cioè da boh, e però ce l’ho, è in casa mia, perché?), me li ritrovo tra le mani e li metto da parte, sono strani casi ma non adatti agli zingari. Idem i delitti perfetti (e di conseguenza anche gli imperfetti) che spuntano qua e là come funghi: Gli amici del delitto perfetto, il Delitto troppo perfetto, non contento un certo Renato Maionchi ha pensato anche a Un delitto perfetto, anzi due, edito, si fa per dire, da un certo Pagnini editore. Non poteva mancare Il delitto imperfetto e perfino un Il derelitto perfetto, che dare agli zingari suonerebbe offensivo. Intorno ai delitti spuntano gli inevitabili sociologismi annessi di veri o finti intellettuali, saggi di criminologi, docenti, medici, assistenti sociali, e qui salta fuori perfino un Jean Baudrillard by Raffaello Cortina Editore con: Un delitto perfetto. La televisione ha ucciso la realtà? Chissà, di certo nessuno ha ancora ucciso Baudrillard.
E allora, con un colpo quasi da maestro di uno dei miei yoyo professionali comprati online su Agile Italia (il Darkmagic della Yoyojamm disegnato da André Boulay), butto giù un’altra colonna infame immaginando di colpire in fronte il simulacro di Jean Baudrillard, e scopro come non si contino le variazioni di delitto e castigo: dall’ovvio Castigo senza delitto di tal Ferrino Sedran al Delitto con dubbio castigo di un certo Domenico Manzione, tanto per non essere mai certi di niente con tutti questi certi. Agli immancabili studiosi, veri e presunti, basta aggiungere gli articoli e un sottotitolo esplicativo, tipo Il delitto e il castigo. Trasgressione e pena nell’immaginario degli adolescenti, e questa Rosa A. Favretto (una certa professoressa del diritto e della devianza) si sarà sentita quasi una Dostoevskaja. Delle donne non c’è mai da fidarsi. Tuttavia, frugando bene, troviamo anche un bellissimo Come sbarazzarvi dei vostri genitori senza delitto e senza castigo, di un certo Salvatore Dell’Io, un nome una garanzia, finalmente un libro utile, vai a capire perché l’avevo messo in una colonna infame.
Alla fine, però, non so cosa lasciare agli zingari, e decido di piazzare in bella vista sul cassonetto un libro vero, di cultura, e che oltretutto difende la loro cultura, la memoria Rom (quanti mega?): si intitola Zingari di merda, l’unico libro di Antonio Moresco di cui è bello solo il titolo e del quale non sapevo come liberarmi senza sentirmi in colpa e voilà, tana libera tutti.