L’arte della libertà

Fa freddo, alla fine del mondo. Ma farebbe ancora più freddo se smettesse di fare freddo. I ghiacci si sciogliessero. L'acqua dolce finisse. E il pianeta rimanesse privo dell'unico ecosistema libero dai conflitti e dallo sfruttamento commerciale e vincolato da un trattato di pace internazionale: l'Antartide. È per questo che un marito e una moglie che lavorano insieme come coppia artistica dal 1991, architetto e pittore argentino lui, ex stilista inglese lei, hanno deciso di piantare le tende nel «sesto continente» con un'installazione dal titolo Antarctic Village-No Borders: 25 tende, appunto, realizzate con le bandiere di tutto il mondo, ciascuna delle quali è un pezzo unico stampato a mano su supporto in seta e decorato con testi che si riferiscono a un emendamento immaginario della Dichiarazione Onu dei Diritti Umani: l'articolo 13.3, che evocherebbe il diritto alla libera circolazione di ciascun individuo, al pari di merci, denaro e inquinamento.
Lucy+Jorge Orta sono quelli dei progetti impossibili: le «70x7 The Meal», cene che prevedono il coinvolgimento di centinaia di persone come occasione di incontro su un tema umanitario (la più spettacolare a Londra nel 2006 con ottomila ospiti per una cena all'aperto che attraversava la città). Oppure «The Gift», centinaia di esemplari del cuore umano realizzati in materiale diversi in collaborazione con alcune scuole per sensibilizzare alla donazione degli organi. O ancora lo stesso «Studio Orta», la loro factory, progettata in un ex caseificio alle porte di Parigi.
E ora presentano a Milano l'ennesima «riflessione sull'ecologia dell'esistenza», come scrive il curatore della mostra Bartolomeo Pietromarchi: un «villaggio globale in un territorio libero e neutrale», costituito da rifugi nomadi ricreati in serie grazie all'architettura tecnica modulare. Una metafora dell'utopia che da sempre anima il lavoro di Lucy+Jorge Orta: una pace multicolore e multietnica subordinata al rispetto del pianeta e della sua ecosostenibilità. Un sogno che dovrebbe scaldare il cuore dei visitatori dell'Hangar Bicocca, dove Lucy+Jorge Orta inaugurano oggi Antarctica (catalogo Electa). Ma anche messaggio di un allarme climatico e sociale per illuminare le menti di politici e scienziati globali, di cui questo accampamento temporaneo e mobile dovrebbe titillare «l'immaginario biopolitico».
La grande mostra comprende, oltre alle tende, le installazioni dei Paracadute a goccia e degli Equipaggiamenti di sopravvivenza che nella primavera del 2007 Lucy e Jorge hanno avuto modo di osservare durante una spedizione in Antartide: una vera e propria missione artistica in uno degli ambienti più ostili in assoluto, in cui le condizioni di sopravvivenza sono ridotte al minimo.
Tra le nuove installazioni e i primi lavori degli Orta presenti nei grandi spazi dell'Hangar sono esposte «Orta Water», creata con oggetti comuni in grado di purificare e rendere potabile l'acqua; «Nomad Hotel», un grande camion militare riconvertito in micro strutture abitative e una «M.I.U., Unità di Intervento Mobile», costituita da un'ambulanza della Croce Rossa al cui interno sarà distribuito ai visitatori l'International Antarctic Passport, documento di libera circolazione pensato dagli artisti come simbolo dell'abolizione di tutte le frontiere.
Antarctica
Hangar Bicocca (via Chiese 50)
Da domani all'8 giugno
Info: tel. 02853531764
www.hangarbicocca.it