L’arte del liuto il mito è realtà

Artigiani al lavoro nella costruzione degli strumenti a Somma Lombardo

Enigmatico catalogatore di miti antichi, fu Apollodoro, tra il II e il III secolo dopo Cristo, a consegnare alla nostra fantasia l'immagine di un Ermes «protoliutaio». Allo scrupoloso erudito non sfuggì che tra i meriti da ascrivere all'enfant prodige olimpico vi era quello di aver ideato e costruito la prima lira usando come cassa di risonanza il carapace di una tartaruga e come corde brandelli di viscere bovine. L'esperimento non dovette avere cattivo esito, visto che Apollo, udite le prime note dello strumento, non esitò a barattarlo con un'intera mandria di vacche. Una leggenfa di sofoclea memoria, ma anche il terreno in cui affonda le sue radici l'arte di costruire strumenti a corda, una pratica antica come gli uomini. Anzi, come gli dei.
Ma gli immortali non furono i soli a estrarre melodie sopraffine da strumenti improbabili: si racconta che il virtuoso italiano Giambattista Viotti - tarda età dei Lumi - passeggiando un giornoper Parigi, si fermò ad ascoltare gli strazianti rumori di un musicante da strada che armeggiava su un malconcio violino di latta. Offertosi di acquistare il ferrovecchio, lo afferrò e ne produsse una musica bellissima: il mendicante alzò il prezzo pattuito.
E se già ferraglie e gusci di testuggine assemblati alla bell'e meglio hanno avuto il potere di incantare, è facile immaginare la delizia di legni pregiati, colle selezionate, procedimenti gelosamente custoditi per centinaia di anni come tesori di famiglia e tramandati a voce di padre in figlio, di maestro in allievo.
Tanto che l'arte della liuteria, tradizione tutta nostrana che ha conosciuto il suo apogeo tra Sei e Settecento, è giunta fino al presente praticamente immutata nei suoi connotati essenziali. Gli albori, in Italia, sono da attribuire sullo scorcio del Rinascimento alle cosiddette scuole bolognese e bresciana, e si legano a figure pionieristiche come Antonio Brensio Bononiensis (1458-1561), Gasparo Bertolotti da Salò (1540-1609), Gian Paolo Maggini (1580-1631). Un testimone prontamente raccolto dai celebrati liutai cremonesi, fioriti dapprima intorno alla bottega fondata da Andrea Amati (1505-1576) ed ereditata dai figli Antonio e Girolamo, quindi assurti a vette ineguagliabili grazie ad Antonio Stradivari (1648-1737) e Giuseppe Guarneri del Gesù (1686-1742), forse i due più grandi liutai di sempre.
E oggi? La liuteria è tutt'altro che scomparsa, e ai classici archi da orchestra o da formazione cameristica si è aggiunta la chitarra, strumento che molti fanno discendere da un antico liuto arabo. Dietro una struttura apparentemente semplice, la chitarra nasconde una complessità costruttiva che nulla ha da invidiare ai fratelli tradizionalmente considerati più nobili. Spiegare perché è compito degli esperti del primo Guitar Camp italiano, interamente dedicato alla scoperta della liuteria in programma domani a Somma Lombardo (VA), nella sala Giovanni Paolo II di via Marconi, dalle 10 alle 19. Promotori, Comune e Pro Loco sommesi.
La giornata, a ingresso libero, si articola in tre filoni di interesse fra loro strettamente intersecati (vedere, ascoltare, imparare): alle 10 apre la mostra di liuteria professionale ed hobbistica, mentre dalle 10.30 prende il via una serie di miniconferenze e laboratori. Non manca la possibilità di vedere liutai al lavoro nella costruzione e riparazione di strumenti. Sono previsti intermezzi musicali dal vivo.