L’arte milionaria trasloca a Singapore e Hong Kong

E ra il 2008, ma sembra passata un’eternità, e non soltanto perché allora c’erano i soldi e tutto appariva eccitante e frizzante. Una giornalista, Sarah Thorton, pubblicò il divertente reportage Giro del mondo dell’arte in sette giorni, dopo aver visitato le capitali del contemporaneo: Venezia durante la Biennale e Basilea per la fiera, la sede di Artforum a New York e una casa d’aste a Londra, spingendosi fino a Tokyo nello studio di Murakami. Una mappa realistica ma tradizionale che non contempla le nuove cattedrali dell’arte, posizionate soprattutto in Estremo Oriente, in Australia e in Sud America. Persino negli Stati Uniti la leadership di Manhattan viene messa in discussione dalla West Coast. A Los Angeles è servito un atto di grande coraggio per rilanciare il MoCA, affidato a Jefffey Deitch, ex agente di borsa, curatore di mostre chiave negli anni ’90 e gallerista. Abituato a far conto con i denari suoi, Deitch si è dimostrato ancora una volta pragmatico e visionario. Per aumentare il pubblico bisognava riportare i giovani al museo, e ai surfers californiani del minimalismo non frega niente. Così si è inventato Art in the Street ed è stato record nella storia del MoCA con oltre 201mila visitatori.
Cina e India, già da diversi anni, rappresentano le forze emergenti dell’economica mondiale, ma forse è tempo di fare dei distinguo. A Pechino e Shangai c’è la corsa a costruire nuovi musei griffati dalle piu celebri archistar, ma rispetto allo scorso decennio la crisi si è fatta sentire e il sistema politico non aiuta. Primo Marella, gallerista lombardo che ha aperto a Pechino nel 2004, accusa il governo cinese di rendere problematica la circolazione delle opere d’arte, sottoposte a controlli, burocrazia lentissima e, in qualche caso, censura. Il mercato, inoltre, è penalizzato dall’IVA al 30%. Intoppi che non troviamo ad Hong Kong, la vera Eldorado del Far East dove aprono sedi le gallerie più importanti al mondo (Gagosian, White Cube) per costituire una nuova lobby a pesca di clienti facoltosi e dove la fiera Art Hong Kong, nata appena cinque anni fa, è stata acquisita per il 60% da Art Basel.
L’India è al centro dell’attenzione non tanto per l’esistenza di un sistema dell’arte (il mercato interno è piuttosto scarso, le gallerie di Mumbay e Calcutta non hanno ancora un profilo internazionale), ma per l’indubbia qualità degli artisti delle ultime generazioni e di quei maestri sconosciuti fino a poco tempo fa, come testimonia Indian Highway, la mostra che da Londra e Oslo è giunta al Maxxi di Roma. Va invece considerato, in tutta la sua importanza, il «terzo polo» dell’arte asiatica con epicentro a Singapore e un raggio di influenza che si spinge nelle Filippine, in Cambogia e in Indonesia, coinvolgendo oltre un miliardo di persone. La grande novità è stata, nel gennaio 2011, la nuova fiera d’arte di Singapore, con record di vendite inimmaginabili in Occidente. Dopo Cina e India, il Sud Est asiatico attira l’attenzione di grandi mostre, programmate da Saatchi a Londra e al Macro a Roma.
Il giro del mondo nuovo dell’arte tocca altre due punte estreme dove non è improprio parlare di «miracolo economico». L’Australia sta diventando la terra promessa per i creativi che hanno voglia di rischiare portandosi dietro il retaggio della cultura europea che da quelle parti apprezzano molto. L’ultima edizione della Biennale di Sydney verrà ricordata tra le più qualificate a livello internazionale, ma il vero specifico sta nell’arte aborigena, una complessa rete di segni e immagini simile all’astrazione occidentale, ospitata nell’avveniristico MCA museum.
Il Brasile, infine, oltre a riscoprire le radici di un’arte concettuale e politica nei duri anni ’70, è attivo nelle principali realtà metropolitane (Rio, San Paolo, Porto Alegre), grazie soprattutto alla rete messa in piedi dalla Fondazione Santander che finanzia molteplici attività culturali legate al contemporaneo per un pubblico di oltre un milione di persone. Simbolo della rinascita carioca è il Museo di Niteroi, vicino a Rio de Janeiro, inaugurato nel 2007 da Oscar Niemeyer per il suo centesimo compleanno.
2. fine
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