L’arte del Novecento come gioco intellettuale

Nelle opere esposte al Festival amalfitano domina il recupero dello stupore infantile e della scoperta

Non solo musica. Anche quest’anno il celebre Ravello Festival diretto da Domenico De Masi si è arricchito di spettacolari eventi nel palcoscenico naturale di Villa Rufolo. Nell’arco di ottanta giorni, la kermesse che termina il 17 settembre continua ad ospitare artisti di fama internazionale in ambito concertistico, ma grande spazio viene offerto anche alle arti visive e alle nuove tendenze, trasversali tra arte, teatro e musica. Difficile, ad esempio, di fronte all’esibizione musicale con strumenti giocattolo di Isabel Ettenauer, che il pensiero non corra alle performance dell’artista concettuale John Cage. E ancora: musica classica o arte contemporanea la Tetralogia wagneriana in settantacinque secondi per pianoforte giocattolo di Jed Distler?
Fatto sta che è proprio il Gioco, nelle sue accezioni più intime e filosofiche, il filo conduttore della rassegna ravelliana che, nella sezione arti visive, presenta un percorso transgenerazionale a cura di Achille Bonito Oliva. Proprio le avanguardie artistiche del Novecento, sottolinea il critico campano, hanno affrontato a viso aperto il tema del gioco, cercando di modificare, «di rompere questo spazio obbligato della vita e di riportare l’uomo in uno spazio totale dove possa anche recuperare il valore dell’infanzia». E per valore dell’infanzia «le avanguardie intendono lo spazio della libertà, del gesto disinteressato, del disutile. Esse l’hanno recuperato smettendo una serie di tecniche, di procedimenti specialistici, rispondenti ancora a delle categorie (la scultura, la pittura, ecc.), per realizzare uno spazio creativo dove confluissero tutte le tecniche possibili, dove fosse possibile scardinare una nozione di arte troppo repressiva per fare in modo che l’artista, come un bambino, potesse esercitare tutte le tecniche per realizzare la propria fantasia».
La mostra rappresenta iconograficamente il «gioco» come ambito concettuale e creativo di moltissimi artisti del XX secolo, intenti a ribaltare vecchie regole linguistiche e ad adottarne di nuove. Il gioco è protagonista nelle parolibere futuriste, negli objet trouvé dadaisti, nel cadavre exquis surrealista, fino alle neoavanguardie rappresentate dal gruppo cosmopolita Fluxus e da quello orientale Gutai. A questi movimenti, succedutisi dagli anni Dieci fino ai Sessanta del XX secolo, seguono singoli artisti che coprono gli ultimi decenni del secolo scorso, investendo il proprio processo creativo con motti di spirito, vis comica e senso dell’umorismo: Manzoni, Boetti, Mondino, Ontani, De Dominicis, Rotella e Cucchi, che ha cooptato sei giovani artisti di oggi.
La mostra si sviluppa attraverso diverse tappe in un’unica sede espositiva, Villa Rufolo, in cui vengono esposte opere esemplari, che vanno dalle installazioni Fluxus ai quadri di Gutai, fino alla smaterializzazione di De Dominicis con la sua Risata e a Rotella con le Poesie epistaltiche.