L’arte provocatoria del disegno

Il Novecento, dalla prima metà agli anni Novanta, è protagonista di due mostre all’Istituto nazionale per la grafica. Si intitola «Tra Oriente e Occidente», la selezione di stampe di artisti della prima metà del secolo scorso, alla Calcografia fino al 18 febbraio. «L’esposizione - dice la curatrice Alida Moltedo - è l’ideale prosecuzione del discorso aperto nel 2003, con la mostra “Paesaggio Urbano”, in un’indagine del mutamento paesaggistico e interiore, dell’Italia agli inizi del secolo scorso. Per alcuni artisti l’Oriente era la meta da raggiungere, attraverso viaggi e missioni istituzionali. Altri puntavano l’attenzione su campagna e folklore nostrani per fuggire l’urbanizzazione, nella riscoperta di quello che possiamo definire l'Oriente delle radici». Un viaggio in centocinquanta opere, che da Palestina e Algeria porta a Sardegna e Trentino, attraverso lo sguardo, tra gli altri, di Anselmo Bucci, Stanis Dessy, Mario Delitala e Umberto Franci. «Non un percorso didattico - prosegue - ma emotivo. Quello proposto è solo un modo di interpretare le opere, a tratti provocatorio. Noi offriamo la guida poetico-letteraria di brani di autori noti da Ungaretti a Gadda. All’osservatore il compito di muoversi, secondo sensibilità, in un’alternanza tra oriente e occidente, che inizialmente confonde, per rivelarsi poi una ricchezza». L’esposizione ha un sottofondo musicale realizzato per l’evento, una sorta di colonna sonora del mediterraneo nella sua varietà di «vedute». Scenari diversi per «Idea. Disegno italiano degli anni Novanta», edizione 2006 di «Vetrine alla Calcografia», a Palazzo Fontana di Trevi fino al 26 gennaio: panoramica di artisti degli anni Ottanta-Novanta, che si confrontano tra di loro e con se stessi attraverso il disegno. «Le opere esposte - spiega Laura Cherubini, curatrice della mostra insieme a Giorgio Verzotti - sono di autori noti per linguaggi differenti. Poco si sa delle attività legate al disegno, che pure ha una parte fondamentale nella loro produzione, anche se, spesso indirettamente». Così le trecentosessanta tavole di Vanessa Beecroft sul rapporto cibo-colore, tasselli di un’unica grande opera, si affiancano alla vasca con onde di Massimo Bartolini. La spada imprigionata in una roccia, creazione in vetro soffiato di Liliana Moro, alle matrici in tessuto di Stefano Arienti. Il viso di un uomo, per Maurizio Cattelan, si moltiplica negli identikit ricavati dalle descrizioni di più testimoni, mentre violenti giochi di bambini diventano un video animato di Diego Perrone. «L’opera di Vedovamazzei è stata realizzata per l’evento - conclude Cherubini -. Un tavolo da biliardo con tanto di stecche nasconde la pianta dell’Istituto nazionale per la grafica. Da qui, l’unica buca in coincidenza dell’ingresso. Di Vedovamazzei anche i disegni strappati, simbolo di ciò che si vuole buttare via, ma non si riesce a lasciarsi alle spalle». L'ingresso a entrambe le mostre è gratuito.