L’arte può offendere il Papa, ma non Sircana

La foto ritoccata con l’auto accostata a un trans è stata censurata nella rassegna

da Milano

Papa Ratzinger in tanga decorato con i simboli del Pontefice, calze autoreggenti bordate di pizzo bianco, sigillo al dito e forcina nei capelli a caschetto biondo-platino modello Raffaella Carrà esposto in una mostra organizzata a Milano dall’assessore Vittorio Sgarbi, con tanto di patrocinio del Comune, e dunque del sindaco Letizia Moratti. Nessuna censura in nome della libertà (così dice qualcuno) di pensiero. Ma nella stessa mostra non compare, come invece avrebbe dovuto, un’opera dei ConiglioViola, «collettivo artistico» nato dall’incrocio tra Fabrice Coniglio e Andrea Raviola. Soggetto? Il portavoce del governo Silvio Sircana. O meglio, le immagini che i lettori del Giornale conoscono bene, trasformate in un fotomontaggio. Dove, tanto per non farsi mancare niente in questa corsa al peggio, al posto del «bello di notte» che s’accosta al finestrino, c’è un Gesù Cristo nella più classica iconografia del Salvatore. Il titolo? Più che eloquente, Ecce trans. A fianco del Papa nella mostra Arte e omosessualità inaugurata ieri a Milano? Nemmeno per sogno. Tolta all’ultimo minuto per evitare lo scandalo? Neppure. Qui la censura a due pesi e due misure ha colpito. Preventivamente, per non correre rischi. L’opera, infatti, (aggiungere «d’arte» sarebbe forse blasfemo) non è nemmeno inserita nel pregevole catalogo Electa, dove al numero 176 compare a tutta pagina il Benedetto XVI conciato in quel modo. Di Sircana, invece, nessuna traccia. Sparito dall’elenco, sparito dall’esposizione. «Le opere dei ConiglioViola - fa il furbo il giovane curatore, Eugenio Viola - sono esposte». Esposte? Sì, ci sono un innocuo Il celebre san Sebastiano dei ConiglioViola del 2007 e un altrettanto innocente lightbox (come dicono quelli che sanno) Un pomeriggio così. Assomiglia a un fumetto. È persino bello. Nulla a che vedere con il pugno nello stomaco del fotomontaggio Sircana che ci sarebbe dovuto essere. E che invece non c’è. Accuse strumentali dei soliti omofobi? Nemmeno per sogno. Navigare per credere. Tutto è già annunciato, opera, titolo, mostra con tanto di apertura e orari sul sito internet www.gaytv.it. Dove l’auto del portavoce accosta. «Arriverà - dice qualcuno -, la metteremo in una scatola nera». Al Papa, invece, nessuno sconto. Costretto a esibirsi nudo, il sorriso maliziosetto e il petto un po’ cadente d’un uomo d’età.
Ieri, intanto, il balletto dell’ipocrisia. Con gli organizzatori, accortisi tardi di aver esagerato, che decidono di coprire il volto del Papa con una mascherina («Meglio, così è anche sado-maso»). Con l’artista costretto a cercarla in un lunedì d’estate con i negozi che sono tutti chiusi. Ah, l’artista. Ovviamente in tanto baillame si finisce per dimenticarsene. Come del titolo. L’irriverente Miss Kitty del 2006 che (non siamo ingenui) da oggi vedrà moltiplicare il suo valore per l’ovvio e perverso meccanismo del mercato. Lui è il milanese Paolo Schmidlin. Il volto simpatico, l’aria mite di un apprezzato scultore che nello scandalo sembra esserci finito quasi per caso. Anche se non per la prima volta, dato che qualche mese fa a Madrid ha esposto una regina Elisabetta a seno di fuori e «palpeggiata». «Il Papa? Io volevo solo fare un po’ d’ironia - si defila, mentre qualche militante gay lo incita alla crociata contro il Vaticano -. Mettiamogli pure una benda, non voglio attaccare nessuno io. La mia ricerca artistica va in tutt’altra direzione, non mi interessa la polemica per finire sui giornali». Come quando disse: «Immagino che la regina Elisabetta ci avrà riso su. Dopotutto gli inglesi non sono famosi per il loro sense of humour?». E Sgarbi? «Certe opere (quella su Sircana, ndr) sono state eliminate perché era troppo forte il collegamento con la realtà quotidiana e la politica». Forse il Papa si è trasferito su Marte.