L’arte del racconto ora si «mette in posa»

Fotografie e narrazioni unite in un nuovo modo di esplorare il presente

Lucio Filipponio

«Per chi è già venuto, per chi vuole provare, sapere, vedere e variamente partecipare» recita un po’ irriverente Floriana Minà dell’associazione culturale Fare nel presentarci, in breve, il secondo appuntamento, questa sera, nell’omonimo spazio espositivo in via dei Bruzi 10, di «Tempo di esposizione. Racconti da vedere, immagini da ascoltare».
Ideata e realizzata dal Gruppo Dire, l’interessante rassegna di racconti ed immagini spicca tra le numerose proposte del festival internazionale di fotografia di Roma 2006. Meritevole l’attenzione profusa alla contaminazione di arti diverse, seppur legate sin dai primi del ’900, e di tipologie di performance ben distinte. L’arte della fotografia come quella del racconto offrono, per una sera, il loro potere immaginifico alla rappresentazione: sono le suggestioni dei classici o di esordienti della letteratura ad andare in scena accompagnate, sullo sfondo, da una ricca carrellata di immagini. O viceversa è l’immagine a dettare il ritmo della rappresentazione, orientando l’animo dello spettatore, spesso chiamato ad avere un ruolo attivo nella narrazione, prima che lo sguardo. Scatti fotografici proiettati che spezzano il buio, e insieme alla voce disegnano scenari, ambienti, panorami, facce che accompagnano il viaggio.
«Ce la siamo immaginata così l’edizione '06 - commenta Francesca Rocca, una delle organizzatrici della rassegna -: sfide di racconti, storie improvvise, assalti di parole che si incontrano con scatti censurati, montaggi incrociati, zoom e immagini dilatate. Per continuare a sognare insieme con una selezione di racconti classici e contemporanei, noti o inediti, insieme a un’antologia di immagini».
Sei sezioni per mettere in scena un'arte antica come quella del libro illustrato, attraverso però una rilettura modernissima e l'impiego delle più sofisticate attrezzature audio-video e d'illuminazione.
L’operazione metalinguistica sembra premiare la sperimentazione fra forme espressive tra le più evocative, pregne di quel potere immaginifico che sostanzia l'arte della narrazione. Come in un balletto, in un dialogo per immagini oppure il più teso dei duelli, le performance spaziano tra improvvisazione e ingegno per offrire fondali suggestivi, percorsi della narrazione fatti di storie dal finale insolito e sorprendente.