L’arte del ritratto in punta di ago

Fino al 13 aprile nella Casina delle Civette di Villa Torlonia, i dipinti ad ago di Laura Marcucci Cambellotti accolgono i visitatori con una miriade di colori che evocano un mondo muliebre raccolto e delicato. Non a caso la mostra si intitola «Il miracolo dei fili di lana», in quanto quei fili, usati come pennellate, delineano un itinerario mentale tra i ricordi e le citazioni di una donna cresciuta in un ambiente artistico straordinario, con presenze importanti come lo zio Giacomo Balla e il suocero Duilio Cambellotti, oltre al padre Alessandro Marcucci, un artista pedagogo che con Cambellotti, Sibilla Aleramo e Giovanni Cena promosse l’esperienza delle Scuole per i contadini dell’Agro Pontino, che poneva l’arte alla base del sistema educativo, in quanto strumento di crescita individuale e sociale. Forza, costanza, grazia ed eleganza sono doti che indubbiamente Laura Marcucci Cambellotti possiede. La grazia e l’eleganza sono ben evidenti nelle sue esili figure di donne e fanciulle evanescenti, tra cui La ninfa del Lago, la Sirenetta, Alessia, Colette, Incontro di anime, come pure nei paesaggi dell’amata Sperlonga. Quanto alla forza e alla costanza, sono i requisiti che le hanno permesso di superare un grande handicap visivo, passando dalla pittura tradizionale alla tecnica del filo, tanto che ancora oggi, all’età di 97 anni, passa 8 ore al telaio nella sua casa-laboratorio, lontana dai riflettori e dai rumori. Questa è la prima mostra ufficiale che ci fa conoscere il suo talento creativo, ma negli anni 30-40 del secolo scorso, quando era molto apprezzata per i ritratti, partecipò a diverse esposizioni. Diplomata all’Accademia, si dedicò, oltre che alla pittura, alle arti applicate. Progettò manifesti pubblicitari di ascendenza futurista, elaborò complementi d’arredo, ceramiche, scenografie e figurini per il teatro. I tessuti per la casa e l’abbigliamento realizzati per Myricae e per Lavori Artigiani sono una pagina importante della storia dell’artigianato artistico e della moda del ’900 romano. Negli anni ’50-’60, la troviamo a Cinecittà, impegnata a disegnare gioielli e costumi destinati a grandi kolossal.
La mostra, in effetti, oltre a una selezione di 15 dei 300 lavori ad ago eseguiti negli ultimi trent’anni, presenta alcuni esempi di opere precedenti, tra cui una Natività in ceramica, un Autoritratto (olio su tavola, 1957) che la coglie in atteggiamento pensoso e anche un mobile realizzato dal padre. Un'opera spettacolare è esposta a parte, accanto ad una vetrata di Duilio Cambellotti alla quale si ispira. Si tratta di Lucciole, arazzo con spettrali figure femminili, avvolte in mantelli color viola, azzurro, prugna, nero e verde, che si muovono in un magico paesaggio verde-ocra.