L’arte di vestire bene vive ancora a Milano

«Facciamo sempre tutto a mano, per consegnare un vestito ci vogliono 2 mesi»

Paola Bulbarelli

Si chiamano Giorgio Avolio, Ubaldo Baratta, Franco Bertoli e Giovan Battista Prandoni. Professione, sarti. I maggiori sarti che hanno lavorato sulla piazza milanese ed evocati da Gianfranco Ferrè prima della sua sfilata.
La storia è ciò che conta. E anche un grande e famoso stilista qual è Ferrè ha riconosciuto l’importanza di certi nomi che rappresentano ancora oggi la vera sartoria, la vera eleganza maschile. Per Avorio l’insegna era la classicità e aveva l’atelier in via San Damiano. Baratta, dopo molte esperienze all’estero approda a Milano e il suo atelier di via Borgogna diventa uno dei punti cardinali della geografia sartoriale maschile e femminile. Bertoli, che nasceva come creatore di borsette, aveva un piccolo punto in via Manzoni. Prandoni, che in effetti di cognome faceva Rosti, aveva sempre mantenuto il nome della minuscola sartoria da uomo, Prandoni appunto, fondata a Milano alla fine dell’800, divenne famoso per aver confezionato abiti a Giacomo Puccini e ad Arturo Toscanini. Nel 1925 Prandoni era in piazza San Fedele dove un tempo c’era il teatro Manzoni poi si spostò in piazza Belgioioso.
Le vicende della vita portarono questi quattro personaggi o a chiudere o a cedere la loro attività ma il fascino di ciò che furono non è mai passato di moda. E oggi, chi fa ancora il sarto a Milano? Ce ne sono diversi, per fortuna. Perché tutto sommato il piacere di avere un abito che possa davvero definirsi tale c’è ancora e ciò che possono dare sapienti mani non lo possono certo fare le macchine. Punto dopo punto, un vestito di sartoria viene confezionato ancora come si usava un secolo fa. Nulla è cambiato. «Dalla scelta della stoffa si passa alle misure. Da lì fino a quando un abito può essere consegnato, passano due mesi e mezzo», spiega Mario Caraceni, uno dei nomi più importanti della sartoria milanese con sartoria in via Fatebenefratelli e dove vanno a farsi fare gli abiti lo stesso Ferrè , Marco Tronchetti Provera, Mario D’Urso, Mike Bongiorno, l’esperto d’arte Riccardo Cebulli, Giulio Malgara e stilisti come Calvin Klein e Ralph Lauren. «È tutto fatto a mano, non c’è nulla di sintetico, nulla è incollato, la fodera è solo di seta pura». Si parte dai 3600 euro e si va in su. «Immancabile nel guardaroba maschile è lo smoking - continua - il tight, invece, viene usato in modo non appropriato. Si chiama mornigcoat, va usato solo al mattino».
Detta regole anche Gianni Campagna, sarto con palazzo in via Palestro e che ha vestito Pierce Brosnan, De Niro, Al Pacino, Michael Douglas e molti altri attori hollywoodiani. «Servono 40 ore per fare una giacca e 20 per un pantalone», spiega. E per essere davvero eleganti? «Obbligatorio un blazer, un gessato non scurissimo, un Principe di Galles con gilet, un doppio petto e un cappotto in cashmere». Tanto un abito costa solo 4000 euro. Di partenza.