L’artigiano 007 che scova i copioni cinesi

PadovaÈ il mercato, bellezza. Vince chi è più efficiente, veloce e sa offrire i prodotti al prezzo più basso. Mattia Alonzo sarebbe anche convinto di questo assioma, se non fosse che il suo tomaificio di Noventa Padovana (Padova) rischia di essere spazzato via dalla concorrenza sleale di «colleghi» cinesi senza scrupoli, capaci di reclutare manodopera dagli occhi a mandorla in quantità e a prezzi da fame. Altro che sfruttamento, 120-130 euro al mese a testa, ovviamente senza contributi, e via andare. Logico che il tomaificio Fastac di Noventa, in regola con fatture, Iva, Irap, Inps e gabelle varie, di fronte a questi rivali non possa fare altro che soccombere, specie in un momento di crisi come questo, dove gli ordini arrivano col contagocce.
Già, ma visto che di slealtà illegale si tratta, Alonzo ha deciso di indossare i panni dello 007 e di andare a indagare di persona come diavolo fanno questi «imprenditori» cinesi a offrire ai calzaturifici del Brenta prezzi così stracciati. «Non ho certo paura di loro - ha confidato al Gazzettino - e per questo li ho pedinati, ho preso gli indirizzi e li ho consegnati alla Guardia di finanza di Padova e Mirano. Questi qui stanno distruggendo il nostro artigianato, spero che qualcuno, con le carte in mano, riesca a fermarli». Pare uno stralcio di Gomorra, dove Pasquale, il sarto bravissimo a cui la camorra gira le commesse strappate alle grandi maison a forza di abbassare i prezzi, a un certo punto va a insegnare ai cinesi i segreti del mestiere. Ecco, Alonzo ai cinesi vorrebbe insegnare l’abc dell’imprenditore del Nord Est, che comprende sì l’abilità e il genio, ma che non può prescindere dalla correttezza. Sennò sarebbe una giungla. A furia di pedinare i cinesi, l’artigiano padovano ha scoperto come si fa a lavorare in questo modo. «Marito e moglie presentano i documenti in regola - racconta - pagano tutti i contributi dovuti e poi, di nascosto, vanno a prendere di notte 30-40 connazionali e li portano in laboratorio per farli lavorare senza sosta, fino a quando non avranno completato l’ordinativo. Il tutto a una paga da fame e senza alcuna tutela».
Il problema non è nuovo, ma la recessione che si è abbattuta anche a queste latitudini rischia di mandare all’aria migliaia di piccole imprese, non solo calzaturiere. I laboratori gestiti da artigiani veneti che hanno chiuso i battenti sono già tanti e una commessa in più o in meno da parte di un cliente può fare la differenza. Lo 007 Alonzo spera che le sue indagini possano essere utili alla Guardia di finanza, anche se sono già stati diversi i laboratori chiusi la sera e riaperti da un’altra parte alla mattina successiva. Non siamo sul set di Gomorra, ma è anche questa delinquenza che fa deragliare la locomotiva del Nord Est. Altro che mercato.