L’artista, il mecenate e il «portafortuna»

L’esposizione racconta il lungo «sodalizio a distanza» tra Paul Klee e il mercante d’arte Heinz Berggruen

Sabrina Vedovotto

Heinz Berggruen è un vero mecenate dell’arte. Come lui ce ne sono davvero pochi. Oltre ad aver realizzato un museo dedicato all’arte contemporanea circa dieci anni fa a Berlino, il famoso collezionista ha deciso di realizzare una mostra a Roma a Palazzo Ruspoli, dedicata a Paul Klee. L’incontro tra i due è assai particolare. Anche perché in realtà non si sono mai conosciuti di persona. Avvenuto in maniera piuttosto casuale, è diventato invece poi simbolico il loro rapporto. Durante il viaggio di nozze negli Stati Uniti, siamo nel 1939, a Berggruen viene offerto un piccolissimo acquerello di Klee, al tempo poco conosciuto, soprattutto oltreoceano, dal titolo Perpektiv. Quel lavoro diventa ben presto una sorta di portafortuna per lui, tanto che, anche durante la Seconda guerra mondiale, quando viene richiamato alle armi, Berggruen lo porta con sé. Un amuleto, un portafortuna. Da quel momento nasce un vero amore per Klee, e nel tempo il collezionista ne acquista molti, che poi nel tempo, come anche altre opere d’arte, vengono donati ai più importanti musei d’arte contemporanea, il Centre Pompidou di Parigi, il Metropolitan di New York e il Museum Berggruen di Berlino. La mostra in corso a Roma racconta, non solo questo amore, ma ne segue gli sviluppi, anche cronologici, attraverso un numero notevole di opere. Spesso di piccole dimensioni, come d’altronde si è abituati a vedere le opere di Klee. Sebbene l’illuminazione nelle sale nel museo sembra eccessivamente bassa, probabilmente per dare maggiore visibilità ai lavori stessi, che sono invece sapientemente visibili, a palazzo Ruspoli possiamo ammirare una vera collezione di grande interesse. Camei, espressione della grande arte di Klee, le opere permettono allo spettatore di avere di fronte un ventaglio talmente ampio di opere dell’artista, da percepire quasi totalmente le sue capacità, ripercorrendo i momenti salenti della sua vita.
Le opere più antiche risalgono al 1915, quindi di tre anni successive al suo ingresso nel gruppo artistico Blaue Reiter, e sono realizzate con diverse tecniche, come la gouache, oppure acquarelli su matita. Il lavoro con la datazione più recente è del 1940, uno splendido pastello su carta dal titolo Il tappeto. Di suggestiva bellezza il lavoro dal titolo Costa Classica, del 1931, nel quale, nonostante la totale astrazione, si intravedono forme vaghe.
Splendide le cornici di tutti i dipinti, che danno ancor prestigio, qualora ce ne fosse bisogno, alle opere stesse. Informazioni utili: Fondazione Memmo Palazzo Ruspoli Fino al 7 gennaio 2007 Orari: tutti i giorni dalle 10 alle 19.30. Venerdì e sabato fino alle 20.30 www.fondazionememmo.com