L’ascensore dei sogni

Walter scopre «che il mondo sta cambiando» e inventa dunque la battaglia «per i diritti umani». Trova necessario che l’Italia abbia «uno sviluppo di qualità», ma anche «inclusivo», combatte contro «il riscaldamento globale» e ritiene indispensabile che l’educazione diventi «un ascensore sociale». Non pensiate che le ambizioni del programma democratico finiscano qua. Il Sud non deve essere «un peso ma un’opportunità», le donne sono «l’asso nella partita dello sviluppo» e si garantisca a «mille giovani ricercatori ad alto potenziale di lavorare liberi attorno alle loro idee». Detto per inciso uno di questi mille è stato già garantito: la Marianna capolista laziale che diventerà parlamentare. Sulla sanità il vero coniglio dal cilindro: «Stop alle nomine clientelari e partitiche». Che ideona. Magistrale quando propone «di fare delle scuole gli edifici più belli di ogni quartiere». E buona l’intuizione di andare oltre al «capitalismo relazionale», deve essere un suggerimento del suo capolista Colaninno.
Il Veltronismo in dodici punti è infarcito di luoghi comuni, frasi ad effetto ed «ascensori sociali» quasi in ogni riga. Più immaginifico del «come dire» alla Melandri, ma in perfetta sintonia con l’aria da libro dei sogni che ogni programma politico che si rispetti comunque ha.
Chiusa la premessa un po’ guascona, che Walter ci perdonerà, veniamo ad alcune parziali notazioni sul programma democratico.
1. Le parti più incisive e forti delle paginette veltroniane sono quelle che prendono le distanze dalla passata esperienza governativa. In particolare sull’ambiente dove si chiude la sciagurata pagina di Pecoraro, dell’«ambientalismo del No», anche se non ce la si fa a rinunciare ai proclami salvifici a favore del Sole, e non si cita il nucleare. Sul Fisco si parla di riduzione delle aliquote, anche se non si dice minimamente per quali fasce di reddito. E non è questione di poco conto, si converrà. Sulla spesa pubblica si chiede di ridurla di mezzo punto nel primo anno e poi un punto in quelli a venire. Ma come? Con il «benchmarking», con la «valutazione per premiare e sanzionare», «con contratti pubblici rinnovati a scadenza», con «unificazione degli uffici periferici dello Stato centrale». E Tommaso Padoa-Schioppa, che certo non gode di grandi simpatie da queste parti, secondo Walter che ha fatto negli ultimi due anni? Dormiva forse. Ha impiegato più di un anno per ridurre le sedi decentrate del Tesoro, riuscendoci solo all’ultimo Consiglio dei ministri. Insomma gli ingredienti di Walter sembrano i medesimi usati nella zuppa di Tps. Come facciano a dare un sapore diverso, lo sa il cielo.
2. Vi è una zona grigia di imbarazzi. Sui temi etici si difende la legge 194, ma ovviamente «va attuata in tutte le sue parti», aprendo il vaso di pandora delle interpretazioni. Dico no? Dico sì? Boh, probabilmente più no. Sulle televisioni (roba vicina a casa nostra) correttamente e pilatescamente si rimanda alle sentenze della Corte. E sulla giustizia si indulge sulle intercettazioni, «servono all’Autorità giudiziaria, ma ci sia chi risponda delle violazioni». E che vuol dire esattamente?
3. Da condividere l’idea che in generale le imposte sui redditi si debbano abbassare. Così come ottima, se attuata, l’aliquota secca sulle locazioni (ma di quanto?). Bene l’indicazione precisa della Tav Lione-Torino-Trieste.
Nicola Porro
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