L’ascesa di Lettieri, leader a sorpresa per il Sud

nostro inviato a Napoli

Due pranzi di lavoro, un paio di briefing con il coordinatore campano Nicola Cosentino per decidere come riuscire a conquistare sei punti in più, una cinquantina di telefonate con lo spin doctor Claudio Velardi, un caldo faccia a faccia a Ballarò con l’avversario Luigi De Magistris, decine di caffè e di sfogliatelle consumate durante il pellegrinaggio nei municipi dove ha vinto il centrodestra, più una serie di non meglio precisati contatti. Tutto in 24 ore: è la politica bellezza, è la dura vita del candidato. E se verrà eletto, sarà pure peggio. «Una volta mi hanno proposto di fare il sindaco di Napoli - racconta Luciano De Crescenzo -. Ho risposto di no. Solo un pazzo accetterebbe».
Gianni Lettieri però non si sente pazzo. Ma il dubbio resta, chi gliel’ha fatto fare? «A un certo punto in famiglia ci siamo detti: o ci trasferiamo al nord o cambiamo Napoli. Abbiamo scelto la seconda cosa. Alla passione non si comanda». Tre figli, due nipoti, nato «nel popolo» di piazza Garibaldi, giocava a pallone per strada. Un giorno, a 11 anni, si scontrò con Gino Paoli: finì per terra, con la polvere negli occhi, e il cantautore gli regalò cinquemila lire. Operaio prima, imprenditore tessile e aerospaziale poi: cominciò con il milione che gli prestò la moglie dopo aver spremuto il libretto di risparmio. Ma adesso l’ex presidente dell’Unione industriali, a 54 anni ha deciso di fare un altro salto. «Voglio portare le mie capacità a disposizione di tutti. Il comune è come un’azienda in crisi, sull’orlo della bancarotta, a cui serve un vero e proprio turnaround, il piano di risanamento che si fa per salvare le industrie decotte. Sarà teutonico».
Poche parole. Slogan chiari e comprensibili. Molti incontri con la gente. Una spilla con il numero 72 infilata nell’asola della giacca. «Sono - spiega - le 72 cose che prometto di fare nei miei primi cento giorni a Palazzo San Giacomo. Cose semplici, a costo zero. È un estratto del programma di governo». Laureato honoris causa all’università Parthenope, Lettieri è un uomo che si è fatto da sé: «Sono nato povero e arrivato ricco. Per lavorare ho dovuto interrompere gli studi». Sarà per questo che ha scelto una campagna elettorale diretta e ha cercato di smarcarsi il più possibile dai partiti della sua coalizione. Soprattutto da Nicola Cosentino, personaggio potente ma che a Napoli divide: i due all’inizio hanno discusso su questa strategia, hanno pure litigato, poi hanno fatto pace e ora sembrano filare d’accordo.
Con Bassolino invece c’è quasi un’amicizia. Andavano a fare jogging insieme, tutte le mattine alle sei in punto al Parco Virgiliano. «Hanno detto che non sono ostile al centrosinistra, ma non è vero. Solo con Bassolino il rapporto era diverso, ma d’altronde pure Berlusconi intratteneva con lui buone relazioni. Antonio era uno che comunque qualche problema lo risolveva, anche se poi per i rifiuti ha dovuto aspettare che ci pensasse il governo». E come responsabile della campagna, Lettieri ha scelto proprio Claudio Velardi, che di Bassolino è stato assessore. La cosa ha provocato qualche dubbio nel centrodestra. Altre polemiche sono sorte quando alcuni dei firmatari della candidatura di Umberto Ranieri per le naufragate primarie del Pd si sono poi schierati con lui. E pure il sindaco pd di Salerno Vincenzo De Luca lo ha elogiato pubblicamente: «Ho rapporti di stima, di rispetto e di amicizia nei confronti di Gianni».
Problemi e sospetti superati. Rimane solo qualche sommesso mugugno sulla forza di un candidato che ha preso meno voti delle liste di sostegno. Ma è lo stesso Cosentino a spazzare via le perplessità: «Vinceremo il ballottaggio con il contributo determinante di Lettieri».
Lui, assicura, ce la metterà tutta. «Mi impegnerò allo spasimo perché non possiamo correre il rischio di lasciare la città nella mani dell’ultimo Masaniello, che porterebbe soltanto povertà e divisioni, relegando Napoli a un ruolo ancor più marginale nel nostro Paese». Da qui l’appello al terzo polo: «Viviamo in una situazione devastante a cui ha contribuito De Magistris con il suo partito, d’accordo con il centrosinistra responsabile di una stagione che dobbiamo metterci alle spalle». È l’ora, dice, della responsabilità. «Con me i moderati saranno a casa loro».