L’ascesi del segno nella pittura di Capogrossi

È il 1948 quando Giuseppe Capogrossi cambia modo di dipingere. Già pittore figurativo legato alla Scuola Romana, l’artista, quasi cinquantenne, vira verso un astrattismo basato su quell’unico segno così riconoscibile, una specie di forchetta formata da un semicerchio e da tratti orizzontali e verticali, ripetuta in varianti infinite. Una svolta non improvvisa, perché preparata da fasi neocubiste e neocostruttiviste, ma straordinaria per il rigore e la coerenza della successiva ricerca. La mostra in corso alla galleria Emmeotto è intitolata «Capogrossi. Il segno organizzato» e presenta una selezione di opere eseguite tra la fine degli anni Quaranta e il 1972, momento della scomparsa del pittore, che consente di seguire l’evoluzione dell’astrattismo di Capogrossi dal primo apparire del grafema su cui si fonda agli ultimi sviluppi. Una mostra nella quale il piccolo e il medio formato della maggior parte delle opere su carta e su tela consentono all’osservatore di studiare la relazione interna tra gli elementi primari del linguaggio dell’artista, di coglierne le regole di base nelle singole aggregazioni e nei mutamenti di ritmo. Le composizioni sono sempre il risultato di una sperimentazione continua interna al segno e allo spazio. Il loro rapporto è modulato da espansioni, contrazioni, allineamenti, interruzioni. Il colore a volte è solo un accento, altre volte riempie le concavità o gli spazi tra di esse, in alcuni casi costituisce il fondo, lo spazio vibrante di pennellatine sul quale si declinano quelli che Argan chiamava nel 1962 i «segni-forma» di Capogrossi. Essi costituiscono lo strumento di indagine del pittore che esplora e misura il tempo e lo spazio, la superficie e la profondità, la possibilità d’intervento dentro queste coordinate. Ogni genere di variazione è tentata e rappresentata, dall’ispessimento del singolo tratto allo scarto dimensionale, dalle sovrapposizioni di materia e colore alle simmetrie sempre negate dell’organizzazione generale della composizione. Le opere esposte, realizzate con varie tecniche costituiscono un campionario significativo dell’attività instancabile di uno degli astrattisti italiani più importanti del ’900.
Fino al 20 giugno alla Galleria Emmeotto di via Margutta 8. Orari: 10.30-13, 17-20 (chiuso festivi, sabato pomeriggio, lunedì mattina). Info: 06.3216540.