L’aspirante supersindaco

Siamo tra i più accaniti fan della città metropolitana. Su questo pagine ne abbiamo spesso auspicato una rapida istituzione, convinti che quella sia la dimensione reale di Milano e che alcuni tra i problemi più urgenti della città - inquinamento, mobilità, casa, verde - possano trovare soluzione solo se affrontati in quella scala dimensionale. Ma proprio perché tifosi di quel progetto sappiamo che c’è un modo infallibile per farlo abortire: sbandierarlo strumentalmente per avvantaggiarsene, invocarlo continuamente per meschini calcoli di bottega. È esattamente quello che sta facendo Filippo Penati. Il presidente ds della Provincia si fa zelante e pervasivo promotore della città metropolitana in tutte le occasioni e circostanze - non necessariamente adeguate. Ultima, la visita di ieri a Roma al presidente della Repubblica Napolitano. Non ci sarebbe nulla di disdicevole - opportunità a parte - se tanta petulanza non scoprisse il gioco. Quale? Una furba metamorfosi istituzionale: trasformare semplicemente la Provincia in città metropolitana, attribuendo perciò al presidente della defunta Provincia i poteri di supersindaco metropolitano.
Penati ci ha già provato per altre vie, quando si parlò di una sua possibile candidatura a sindaco di Milano. L'elezione non lo avrebbe costretto a lasciare palazzo Isimbardi e il cumulo della cariche avrebbe creato una situazione di fatto che andava solo formalizzata. Poi le ambiguità intorno al pasticciato affare Serravalle (la Provincia che compra la quota dell’imprenditore Gavio pagando un’enorme plusvalenza) deve aver convinto Penati ad abbandonare l’idea, per ripiegare su una ingombrante tutela dell’ex prefetto candidato del centrosinistra Ferrante. Comunque non perde occasione per proporsi come fondatore della città metropolitana. Tanto più ora che può contare su un governo «amico» (suo, non di Milano).
Ma Penati è politico esperto ed è strano che non veda come la sua strumentalità sia il modo migliore per suscitare diffidenza e far fallire il progetto.