L’assassino e il romanziere, attrazione fatale dietro le sbarre

Uno dei punti più discussi a proposito della genesi e dello sviluppo del romanzo-inchiesta A sangue freddo - in qualche modo affrontato anche dal film di Bennett Miller - è l’ambiguo rapporto instauratosi fra Truman Capote e i killer psicopatici autori della strage che ispirò il libro: gli ex detenuti Dick Hickock e Perry Smith. Per scrivere A sangue freddo Capote, dal 1959 al 1965, incontrò più volte in carcere i due assassini, seguì il processo, assistette all’esecuzione. E proprio con Perry Smith - del quale scriverà: «Era come se fossimo nati nella stessa casa e io fossi uscito dalla porta principale, e lui da quella di servizio» - Capote ebbe un legame strettissimo, tanto che nel 1997 uno dei poliziotti che seguì i fatti sanguinosi del 1959, Harold Nye, dichiarò al New Yorker la sua impressione, mai rivelata prima, e cioè che fra Capote e Smith ci fosse stata una relazione omosessuale: «Loro due passarono un’eternità di tempo soli in cella, e Capote spese considerevoli somme di denaro per corrompere la guardia e farla guardare da un’altra parte. Sono sicuro che fossero amanti». Non solo, secondo l’agente Nye il giorno dell’esecuzione, quando arrivò l’ora di Smith, lo scrittore perse il controllo, scoppiò in lacrime e scappò dall’edifico dove erano state montate le forche. Anche Joe Fox, l’editor di Capote alla Random House, confermò che fra lo scrittore e il killer era nato un rapporto «speciale». Ma a dare maggior concretezza all’ipotesi di una relazione è stato il carteggio inedito - messo all’asta da Christie’s nell’estate del 2004 - tra Capote e Smith: la corrispondenza, scrissero allora gli esperti della casa d’aste, mostra che tra i due scattò un reciproco «potere emozionale» al punto che si confidarono segreti intimi sulla loro infanzia, sul credo religioso e sulla loro vita sessuale.