L’assassino sarà estradato giovedì: rischia l’ergastolo

Non potrà più nascondersi dietro un’identità falsa e un’età inventata. Nemmeno con l’aiuto dei genitori che, tramite il loro legale, insistono con i magistrati nel sostenere che è nato in Germania 17 anni fa. L’esame osseo - a cui era stato sottoposto, tra l’altro, ancor prima dell’omicidio del 12 gennaio, durante un controllo a cui lo aveva sottoposto mesi fa proprio la polizia locale - non lascia dubbi se non un margine di sei mesi sulla sua data di nascita, niente di più. Così il 24enne omicida del vigile Savarino, il nomade di origini croate Goico Jovanovich, dopo l’estradizione concessagli dalle autorità ungheresi, è atteso a Milano tra mercoledì e giovedì. Dovrà rispondere di omicidio volontario e resistenza a pubblico ufficiale. Nel suo caso il reato di omicidio ha l’aggravante dei futili motivi: se sarà confermato che, come il nomade ha già dichiarato immediatamente dopo l’arresto, avrebbe investito e ucciso il povero Savarino perché stava guidando senza patente e voleva quindi evitare un controllo e una denuncia, Jovanovich rischia l’ergastolo.
L’autopsia ha confermato che il giorno in cui è morto Savarino, ha riportato tutta una serie di traumi tipici da investimento, ma che a finirlo è stata l’esplosione del fegato.
Intanto le indagini vanno avanti. Gli inquirenti cercano sempre di trovare il nomade sinto di 28 anni che era seduto sul Suv, lato passeggero, insieme a Jovanovich, al momento dell’omicidio. Contro di lui non è stato spiccato un mandato di cattura. Tuttavia il giovane - proprio per aver aiutato il croato a liberarsi della bicicletta di Savarino staccandola dal cofano - potrebbe essere accusato di concorso in omicidio e non di semplice favoreggiamento. Reato di cui, invece, dovranno rispondere tutti coloro che hanno contribuito - con appoggi e denaro - alla fuga di Jovanovich dopo l’omicidio fino a Kelebjia, la località ungherese di circa 3mila abitanti al confine con la Serbia dove il balordo è stato fermato. Non bisogna dimenticare infatti che Jovanovich, alla guida di un’auto «pulita» e con parecchi soldi in tasca, era riuscito ad arrivare fin lì da almeno 20 ore. E che da lì il giovane nomade contava di raggiungere l’aeroporto serbo di Belgrado per fuggire in Brasile. Chi gli ha fornito il denaro, la macchina e i documenti falsi per arrivare sin lì? Chi gli ha costruito attorno una rete di protezione così articolata che, se non fosse stato catturato, gli avrebbe permesso di sparire addirittura in Sud America?
«Nei mesi scorsi lo abbiamo fermato anche noi più volte» spiegano i vigili quasi con rammarico. Jovanovich, infatti, era stato controllato più volte a bordo del Suv e denunciato per guida senza patente. E, in quelle occasioni, insieme a lui, c’era un altro giovane: il 28enne che lo accompagnava anche la sera dell’omicidio di Savarino.