L’asse di ferro e i no di Walter

La politica, di per sé, non sarebbe poi così complessa se non ci fossero i politici a ingarbugliarla. La maggior parte delle volte, è tutto lì, semplice, comprensibile, alla portata di tutti, o quasi. E alcuni passaggi sono talmente chiari che se non li si vuole comprendere è unicamente per malafede o per interesse. Proviamo ad essere semplici pure noi e prendiamo come esempio quanto sta accadendo in questi giorni: Silvio Berlusconi e Walter Veltroni si parlano per trovare una soluzione ai problemi del Paese. Niente di strano, sono i leader dei due partiti che raccolgono il maggior numero di voti. E a loro spetta questo compito proprio perché il sistema politico istituzionale non è in grado di farlo.
E nemmeno questa è una verità che può sfuggire agli italiani. Nemmeno a Prodi il quale sa che la propria maggioranza è attualmente ingovernabile, a prescindere dai propri meriti (pochi) e dalle proprie colpe (tante). Troppi veti, troppi interessi, troppa voglia di apparire da parte dei comprimari.
Quindi, se tutto è così semplice come abbiamo cercato di sintetizzare, perché ora nella politica italiana regna il caos? Proprio perché Berlusconi e Veltroni stanno facendo sul serio e l’asse che s’è formato tra loro due pare (per ora) granitico, indistruttibile. Nonostante gli attacchi non manchino per farlo fallire.
Lasciamo perdere la favola degli interessi primari del Paese. I politici hanno prima i propri. E a molti di essi il fallimento di questo accordo appare l’unica soluzione ai propri problemi. A Prodi perché così non corre il rischio di andarsene a casa prima di aver concluso un certo lavoretto: piazzare gli amici e gli amici degli amici su 64 poltrone dalle quali si governa l’economia italiana. Ai cespugli della sinistra perché l’accordo Berlusconi-Veltroni segna la loro fine.
La riprova di tutto ciò l’abbiamo avuta ieri, quando il leader del Pd ha zittito la scontata baraonda costruita dalla propria maggioranza: Berlusconi boicotta il dialogo e ricatta Veltroni mettendo sul piatto della bilancia pure la legge sulle tivvù. Uno schiaffo alla verità e pure alle procedure costituzionali. Il sindaco di Roma, sfidando i propri alleati ha subito spento la polemica dichiarando: il dialogo continua, del presidente di Forza Italia mi fido. In parole povere: non mi scocciate con queste fandonie, noi stiamo pensando al bene del Paese.
Che Berlusconi, che questo dialogo l’ha inventato, potesse pensare di boicottarlo pareva a tutti una bestialità. Ma la politica, come dicevamo, viene resa complessa per interessi o per malafede. E i fatti della giornata di ieri l’hanno dimostrato. Sono ben altri quelli che questo dialogo lo vorrebbero interrompere. Un’ulteriore conferma è arrivata dal vertice dell’Unione sulla legge elettorale dove i Verdi, i Comunisti italiani e i socialisti si sono alzati dal tavolo con le ormai stantie minacce di far cadere il governo. E anche in questo caso, dal partito di Veltroni è arrivato un perentorio: zitti tutti, stiamo lavorando, noi.