«L’asse Italia-Germania può far ripartire l’Europa»

Poettering, segretario del Ppe che oggi a Roma apre il congresso: pronta una carta dei valori che renderà più efficiente e democratica l’Unione

Alessandro M. Caprettini

da Roma

Con la riunione del gruppo europarlamentare, cui Berlusconi e Casini indirizzeranno stamane un saluto, si apre di fatto il 30° congresso del Ppe che tra domani e venerdì vedrà intervenire sul palco, oltre al presidente del Consiglio (giovedì pomeriggio), premier di tredici Paesi (tra cui Angela Merkel), esponenti politici popolari di primo piano (tra cui Aznar e Sarkozy), rappresentanti di oltre 41 Paesi. Tutti decisi a mettere a punto una operazione di rilancio per la Ue. Scontata la rielezione del belga Martens a presidente del partito e dello spagnolo Lopez alla segreteria (oltre che dell’italiano Tajani alla vicepresidenza) si cerca una strada per bypassare il no alla Costituzione espresso da francesi e olandesi e una strategia che riavvicini i cittadini europei alle istituzioni comunitarie. Non tralasciando la propria eredità culturale - il gruppo sarà ricevuto domani da Benedetto XVI - e con un occhio puntato a possibili, nuovi allargamenti (Fini sarà presente nella veste di invitato). Gran cerimoniere dell’operazione, il tedesco Hans Gert Poettering, presidente del gruppo Ppe a Strasburgo e più che probabile candidato alla alla presidenza dell’Europarlamento nel prossimo mese di gennaio.
Poettering ironizza sugli appelli lanciati dal suo collega socialista Schulz ai leader popolari per non fare un favore a Berlusconi («Sappiamo cosa fare senza i suoi avvertimenti... Il fatto è che il signor Schulz ha una lunga tradizione di dispute col premier italiano... cosicché è scontata l’analisi del suo gesto cui non si dovrebbe dare troppa importanza, visto che si risolverebbe solo in pubblicità addizionale per Schulz, che è quel che cerca») e spiega che al centro del dibattito ci sarà il varo di una carta dei valori. «Quelli - dice - che devono essere difesi e coi quali tendere ad una Europa più trasparente, più democratica ed efficiente. Affronteremo - aggiunge poi - anche il nodo di come l’Europa possa crescere economicamente, con maggiore competitività e creando lavoro. Credo siano queste le risposte più importanti che si aspettano i cittadini dell’Europa tutta».
Quale il punto d’avvio della riflessione del Ppe?
«Per i Cristiano Democratici il divenire dell’uomo e l’individuo come persona sono punti fermi. Dunque, il rispetto della dignità di ogni essere umano e la protezione delle minoranze sono elementi essenziali della nostra politica. Credo che una società basata su una solida democrazia dovrebbe esser capace di far fronte e di rispettare le opinioni di gruppi o minoranze se queste sviluppano le loro opinioni in modo pacifico. Senza rispetto, del resto, non c’è democrazia».
Si sostengono, anche giustamente, i diritti dei musulmani in Europa. Ma com’è che da Bruxelles non si chiede almeno reciprocità per i cristiani nei Paesi arabi?
«Personalmente ho sempre difeso i diritti dei cristiani negli Stati islamici, sia nei miei interventi che nel corso di visite in Paesi arabi, parlando con politici e religiosi. Personalmente ritengo che le minoranze cristiane debbano avere nei Paesi islamici gli stessi diritti che noi riconosciamo ai musulmani in Europa. Questo dev’essere ancora più chiaro per un Paese che vuole aderire alla Ue. E sotto questo profilo, mi pare che la Turchia sia ancora lontana dagli standard richiesti».
È vero che i conservatori inglesi, fin qui associati nel vostro gruppo, sono ormai a un passo dall’addio?
«Il nuovo leader dei conservatori, David Cameron, ha annunciato nella campagna per la conquista della guida del partito che avrebbe voluto ritirare i conservatori dal gruppo del Ppe, cui oggi sono associati. Ma gli eurodeputati conservatori non sono stati consultati e la maggior parte di loro avrebbe piacere di restare nel gruppo. C’è di più: Londra ha investigato sulla possibilità di trovare alleati di altri Paesi per formare assieme un nuovo gruppo, ma senza successo. E ancora, popolari e conservatori, prima delle elezioni, hanno stipulato un patto che prevede un unico gruppo. Dunque se i conservatori finissero per lasciarlo, dovremo considerare la cosa una rottura dell’accordo e una ferita alla nostra fiducia. Ma ho molte speranze che alla fine resteranno al nostro fianco».
Il rifiuto della Costituzione da parte di francesi e olandesi, le liti sul bilancio e altro ancora: l’Europa è malata. Come si rimedia?
«Non credo che l’Europa sia malata. La storia dell’integrazione europea è zeppa di alti e bassi, di tempi felici ed altri difficili. Penso che, come europei, dovremmo confidare più in noi stessi e nella nostra capacità di risolvere i problemi: creare posti di lavoro, raggiungere una maggiore crescita economica, difendere il nostro modello sociale. I valori che costituiscono la nostra identità sono ben definiti nella carta costituzionale. E sono gli stessi che ritroviamo in ideali e tradizioni dei padri fondatori. Certo, è vero: c’è stato il voto negativo sulla carta in Francia ed in Olanda, ma ben 14 altri Paesi hanno ratificato quel documento con un referendum. Se prevarrà una volontà positiva negli stati membri, l’Europa potrà senza dubbio ripartire e far fronte al futuro. E come Ppe siamo determinati a fornire il nostro contributo: proprio questo obiettivo è al centro del congresso di Roma, dove sono stati stipulati i primi trattati comunitari e dove è stata firmata solennemente anche la Costituzione dell’Europa a 25. La capitale italiana è un simbolo dell’integrazione europea e proprio per questo l’abbiamo scelta come sede del 30° congresso».
Secondo intese raggiunte ad inizio legislatura, toccherà a lei prendere il posto di Borrell all’inizio del 2007, come presidente del Parlamento europeo. Quell’accordo sarà rispettato?
«Dopo le elezioni del 2004, il nostro gruppo raggiunse una intesa con quello socialista che prevedeva che il Ppe avrebbe sostenuto un candidato socialista alla presidenza per metà della legislatura e che i socialisti avrebbero contribuito all’elezione di un candidato popolare - che sarà scelto alla fine di questo 2006 - per la seconda metà. Noi abbiamo rispettato appieno quell’accordo e ci aspettiamo, naturalmente, che i socialisti facciano altrettanto».
Roma e Berlino hanno da tempo buoni rapporti: non crede che dovrebbero cercare di far ripartire il motore della Ue, oggi in panne?
«L’eccellente rapporto italotedesco - e tra Angela Merkel e Silvio Berlusconi - sono una parte solida ed importante delle più complesse relazioni tra i 25 soci dell’Unione. Ma effettivamente credo che Italia e Germania dovrebbero cercare di far uso delle proprie capacità per far fare passi in avanti all’Unione, dando nuovo vigore all’Europa».