L’asse Provincia-Gavio non piace ai sindacati

Gianandrea Zagato

da Milano

Quell’operazione siglata tra Filippo Penati e Marcellino Gavio non piace ai sindacati. Valutano negativamente l’acquisto fatto dalla Provincia di Milano che sborsa 238 milioni di euro per rilevare il 15 per cento della società autostradale Serravalle in mano all’imprenditore di Tortona. Annotano che «le promesse, le rassicurazioni del rispetto degli accordi» sono rimaste lettera morta e che, invece, «si spende e si spande in ricche consulenze, esose liberalità e laute buone uscite». Naturalmente, denunciano Cgil-Cisl-Uil, «il rigore della nuova amministrazione non fa nulla a favore di una maggiore sicurezza ambientale e viabilistica».
Accuse circostanziate, quelle firmate dai Confederali, che colpiscono «un piccolo gioiello della Provincia, con 179 milioni di fatturato e un traffico medio giornaliero di 450mila veicoli». «Le nostre sono urla nel silenzio che rompiamo con qualche sciopero contro quel muro di arroganza eretto dall’amministrazione Penati. Sciopero per far capire ai nuovi padroni che la Serravalle non è una scatola vuota e che noi dipendenti non siamo impegnati come loro a rispondere alle logiche di lottizzazione dei posti di comando». Attacchi molto duri e mal digeriti dal diessino che guida la Provincia e che, in campagna elettorale, aveva preso un impegno, «valorizzeremo veramente il lavoro e le competenze dei dipendenti». Promesse non mantenute, evidentemente.
Tanto che i vertici di Serravalle hanno ricevuto un invito siglato dal professor Luigi Pacifico, presidente del collegio sindacale su nomina del ministero dell’Economia, a fornire una mappa dettagliata delle consulenze, di quelle nomine che, di fatto, ripetono le stesse posizioni organizzative e operative già presenti all’interno della società. Doppioni, ammette un dirigente in cambio della garanzia dell’anonimato, che «rappresentano uno schiaffo in faccia agli uffici che non mancano certo di professionalità né di personale».
Dipendenti che rileggendo i comunicati sindacali della Triplice non appaiono particolarmente soddisfatti del loro lavoro, tanto che su 550 impiegati di cui 450 addetti nei caselli «ci sono circa sessanta vertenze di dipendenti per mobbing e dimensionamento» avverte l’amministratore delegato, Massimo Di Marco, in una relazione al consiglio provinciale di Milano. Condizioni esplosive per una società che, parola di Penati, punta a quotarsi in Borsa e che, lo scrive sempre Di Marco, ha un altro problemino di non poco conto: «Ci sono dirigenti che non comunicano con altri dirigenti, neppure sulle questioni più importanti che riguardano il piano finanziario di Serravalle».