«L’assessorato alle Donne? Non siamo panda»

In cantiere una struttura per tutelare le vittime di violenze e una politica di sostegno all’imprenditoria «rosa»

Sabrina Cottone

C’è un appello «vota donna» lanciato dalle consigliere comunali, ma lei che è in corsa per diventare il primo sindaco donna nella storia di Milano non cede alla filosofia della specie protetta. «Non siamo panda» risponde sicura a chi le chiede se è favorevole a quote rosa, assessorati rosa, preferenze rosa. «Sono contraria, dico no a tutte le soluzioni che trattano le donne come una categoria quando invece sono persone» è la tesi da pensiero forte di Letizia Moratti. Una posizione simile a quella di Emma Bonino, e forse è anche per questa sintonia che alla vigilia dell’8 marzo la leader radicale ha regalato complimenti alla «donna di carattere» candidata a sindaco di Milano.
E allora il no a Bruno Ferrante è scontato. Il candidato sindaco dell’Unione propone un assessorato alle Donne da affidare a una donna ma la Moratti non ci sta: «Le donne devono essere inserite a pieno titolo, vanno valorizzate in tutti i loro aspetti. Sono capaci di ascoltare, mediare, lavorare in squadra, hanno creatività e sensibilità sociale». Ma questo non significa che debbano essere confinate negli assessorati tradizionalmente ritenuti femminili quali la Famiglia o le Politiche sociali, semmai che il metodo delle donne va esportato anche in settori ritenuti tipicamente maschili. «Un assessore al Bilancio donna? Certo, perché no».
L’impegno principale per le donne, spiega Moratti, è metterle in condizione di sentirsi libere di dedicarsi alla vita pubblica (e politica), con aiuti mirati a rendere loro la vita più facile, a partire dagli asili nido. E anche su questo il ministro va allo scontro con Ferrante: «È vero che dobbiamo potenziare le strutture, ma la situazione a Milano è molto migliorata, le liste di attesa negli ultimi anni si sono azzerate. E quando lui dice che ci sono trentamila bambini in lista d’attesa, mostra di non conoscere la situazione demografica, perché quello è il numero di bambini da zero a tre anni che vivono in città».
L’8 marzo della Moratti è stato dedicato ad appuntamenti femminili, con una particolare attenzione al volontariato, da «Telefono Donna» di Stefania Bartoccetti (che potrebbe essere candidata nella lista civica della Moratti) all’associazione femminile «Ad Maiora». E alle sei del pomeriggio ha riunito le amiche per un cocktail nella sede del Circolo filologico milanese. Tra le ospiti l’étoile Luciana Savignano, la principessa Bono Borromeo, la presidentessa degli Amici della Scala, Anna Crespi Morbio, la scrittrice Lina Sotis (prima moglie di Gianmarco Moratti) e poi Marta Brivio, Antonella Camerana, Gisela Borioli, Paola Bagnasco, Giuliana Caprotti. Tra i pochi uomini presenti il principe Carlo Citto Filomarino, che ha invitato le signore a dichiarare «lo sciopero di Lisistrata» (ovvero lo sciopero delle alcove) se i loro uomini non voteranno Moratti.
Tra le volontarie del Telefono Donna, Moratti annuncia di voler istituire presso il Comune di Milano un «Ufficio Assistenza Vittime», anche per la tutela delle donne, di vittime di violenze fisiche e psicologiche. E nella sede della Società  del giardino, ha parlato con l’avvocatessa Lina Bruna Bernardini, presidente dell’associazione «Ad Maiora», «delle difficoltà  delle giovani donne di realizzare i propri sogni professionali», promettendo «politiche di sostegno all’imprenditoria femminile». Non però al «vota rosa» trasversale delle consigliere, che dall’azzurra Maddalena Di Mauro alla diessina Marilena Adamo hanno chiesto un gesto concreto già al momento delle elezioni.