L’assessore alla Cultura non è un mestiere da star

diLa moda a sinistra di chiamare intellettuali di grido o star dello spettacolo a dirigere assessorati alla Cultura, per far clamore sui media, ha convinto anche il vispo rottamatore Matteo Renzi. E così a Firenze è stato nominato Sergio Givone, noto filosofo di estetica. I giornali ne parlano, Renzi ha buon gioco nel dire che la città cambierà il proprio volto con un nome così prestigioso in giunta. Le stesse frasi le disse quando nominò il sociologo Giuliano Da Empoli. Dopo poco Da Empoli se ne andò, senza lasciare traccia. Alla Provincia di Firenze, sempre di sinistra, è stata messa la ballerina Carla Fracci. Ancora non si è visto nulla di nuovo a tre anni dall’insediamento. A Bologna la giunta rossa di Del Bono, che è finita come sappiamo, fece assessore Nicoletta Mantovani, ex segretaria e moglie di Luciano Pavarotti. Del tempo che è stata in carica si ricorda soltanto che ricevette un pene in metallo regalato dall’Arcigay. A Milano il sindaco Pisapia scelse alla Cultura l’architetto Stefano Boeri perché così la città avrebbe maturato lustro internazionale. Dal giorno dopo, tra i due sono iniziate le liti, le scenate, le dimissioni annunciate, fino all’ultimo passo: Boeri resta, ma forse senza deleghe. E a tutt’oggi Milano non è certamente una capitale culturale europea. La morale è che quando questi nomi di grido o da salotto si mettono al lavoro come semplici amministratori, il risultato è un disastro. La pubblicità iniziale è forte, ma è forte anche il tonfo di disillusione che lasciano dopo essersene andati e non aver cambiato nulla. Quando De Magistris chiamò Roberto Vecchioni a Napoli a dirigere il Forum delle Culture, lui accettò entusiasta, ma se ne andò con le mani nei capelli, prima che il Forum partisse. Capì bene che un conto sono i discorsi, un conto è mettersi lì, a capo chino, a far pareggi e conciliare, come fanno gli amministratori. Inutile dirgli, a sinistra, che una ballerina e un cantautore possono essere eccellenti nel loro mestiere, ma del tutto inesperti e incapaci nel gestire un animale riottoso come l’amministrazione pubblica. Inutile dirglielo: loro continuano. E adesso preparano la lista civica di Repubblica, con Saviano e Rodotà alla giustizia, Settis ai beni culturali, e Fabio Fazio alla comunicazione. La politica dei nomi da show non ha ritegni.