L’assessore con i tacchi, «uomo forte» della Regione

(...) Lorena Rambaudi ha saputo superare la demagogia; Angelo Berlangieri ha il turismo nel cuore e nel Dna. Ma, per l’appunto, tolto qualcuno buono, non stiamo parlando di un posto di allegroni, né di fuoriclasse della politica.
Così in questo quadro, Raffaella Paita svetta. E non solo perché è l’unica in grado di indossare il tacco dieci (dodici proprio no, quello è roba solo per Marylin Fusco, meglio se abbinato alla calza nera con riga in mezzo), anche rischiando di cadere in ogni passo, visto che non è propriamente un airone in cima ai trampoli, ma dimostrando sempre un certo stile. Lo stesso che riesce a imporre quando gareggia in eleganza, con risultati (quasi) sempre buoni, quando non ottimi.
Eppure, tacchi a parte, Raffaella riesce ad essere davvero l’uomo forte della giunta, anzi la donna forte, perché anche in Regione ha portato il personaggio di Lella.
Lella (sempre lei) è la ragazzina sbarazzina che è entrata giovanissima nel consiglio comunale spezzino, da comunista eterodossa della corrente riformista di Enrico Morando. Roba che, se un ventenne ti dice che lui aderisce ai riformisti di Morando, viene da chiamare subito il 118, con il rischio di vedere arrivare presto due nerboruti signori in camice bianco.
Eppure, con quelle idee lì, Lella la ragazzina pestifera è riuscita a scalare un po’ alla volta i gradini del cursus honorum della politica spezzina, da consigliere ad assessore. Sempre in forza delle preferenze, che sono un ottimo viatico per ogni carriera, soprattutto in tempi di paracadutati e di liste bloccate. Una carriera andata avanti benissimo, anche nonostante il (e non grazie al) matrimonio con Luigi Merlo, presidente del Porto di Genova, suo predecessore nell’assessorato ai Trasporti in Regione e piddino, ma di provenienza scudocrociata. Così che i due, la sera, a cena, si danno amabilmente botte di «comunista!» (lei a lui) e «sei il solito democristiano» (lui a lei). Poi, si presume, quando smettono di parlare di politica, fanno il compromesso storico.
In questo modo, passo dopo passo, anche transitando per assessorati che si occupano di robe come l’Acam che è stata un esempio di come non si gestisce una municipalizzata, Lella è arrivata ad essere miss preferenze in Regione, oltre che miss Regione tout court, grazie al fascino dell’ex comunista di area riformista morandiana.
Da quando si occupa di trasporti, poi, Lella riesce ad appassionarsi di tunnel della Fontanabuona e di diritti dell’Anas sull’Aurelia. Ti parla di queste cose e le si illuminano gli occhi. O finge bene, o ha un futuro come attrice. E, in politica, ha il coraggio e la passione di presentare liste civiche nei più sperduti paesini della Val di Vara, anche trasversali, con Gino Morgillo che l’ha vista crescere dal consiglio comunale in poi.
Proprio per questo, se nel Pd sono furbi (questione tutta da dimostrare, peraltro), dovrebbero mandare Lella nei talk show televisivi, certi che studierebbe e si comporterebbe benissimo, secchiona e fuoriclasse della materia com’è. Oltre che donna, carina e giovane, che non fa mai male.
Difetti? Oltre alla giacca rossa del giorno dell’insediamento che non le rende giustizia, dovrebbe staccarsi un po’ di più dalla vulgata di partito, con qualche corsa in avanti di stampo riformista e morandiano. Se lo può permettere, ci creda.