L’assessore Margini elogia il governo: «Su Ansaldo e Iran si è comportato bene»

La produzione da riconvertire per mantenersi sul mercato, l'esigenza di certezze ed un approdo, quello al polo degli Erzelli, che rischia di diventare un percorso contromano di «burlandiana» memoria per le realtà aziendali di Genova destinate a trasferire la loro sede sulle alture di Cornigliano. Questi sono solo una parte dei tanti punti interrogativi sollevati dai delegati sindacali delle imprese genovesi che hanno partecipato all'assemblea pubblica, indetta dal Municipio Medio Ponente, per fare il punto sullo stato di salute e sulle prospettive future delle industrie del ponente cittadino.
Quasi sessanta i partecipanti, provenienti da Ericcson, Ilva, Piaggio, Ansaldo Energia, Selex, Esaote, Elsag e Fincantieri che, alla presenza dell'assessore alle politiche del lavoro del Comune di Genova Mario Margini, hanno dipinto un quadro a tinte fosche. A fare paura sono soprattutto le politiche dei dirigenti che tranquillizzano ma, al contempo, riducono spazi, posti di lavoro e decentrano le strutture. Lo sanno bene i lavoratori di Ericcson che, per bocca del loro portavoce Paolo Mura, avanzano dubbi sulle politiche aziendali. «Dopo la chiusura dei siti di Latina e di Roma - spiega Mura - e lo spostamento di alcune produzioni in Asia vogliamo sapere per quanti lavoratori ci sarà spazio ad Erzelli. Il timore è che la nuova sede diventi una bella vetrina fronte mare dove si presentano prodotti ideati in Usa e costruiti in Cina».
Problema simile anche per Esaote che nel 2014 si sposterà sulla collina di Cornigliano in una sede di lavoro con spazi ridotti. «Il bilancio è positivo ma il timore - chiarisce il rappresentante Andrea Baucia - è che ci siano trasferimenti su Firenze». Dallo spostamento dei lavoratori alla dispersione dello staff manageriale, i sindacati denunciano mancanza di trasparenza delle aziende. «Ci levano il sangue - dice Paola Rossi, Rsu di Postel - a Genova ormai non esiste più una direzione amministrativa. I dirigenti infondono fiducia ma noi ci chiediamo, senza risposta, perché gli stabilimenti di Prà, il centro del nostro business, siano fermi».
Nonostante la crisi c'è poi chi registra timidi segni di ripresa. «Grazie agli investimenti siamo diventati punto di riferimento per la banda stagnata - dice Armando Tiragallo, Rsu dell'Ilva - l'aspetto preoccupante ora resta la flessibilità che l'azienda vuole introdurre, alla quale ci opporremo con tutte le nostre forze». A farsi sentire è soprattutto l'inesistenza di una politica unitaria in materia di lavoro, specie a livello locale. «Si parla sempre del "ribaltamento a mare" - dice Giulio Tropoli, delegato di Fincantieri - operazione indispensabile che, se non realizzata, ci condannerà a chiudere». Uno sbocco necessario, quello sul mare, anche per Ansaldo. «Sono anni che lo chiediamo - afferma Renato Parodi - ora per provare le turbine dobbiamo mandarle a Massa Carrara».
Poi la dichiarazione a sorpresa dell’assessore: «Noi critichiamo sempre il Governo - ha detto Margini - tuttavia nella vicenda di Ansaldo, quando sembrava che perdesse la commessa in Iran e la prendesse Siemens, ha agito bene e dato una risposta unitaria».