L’assessore Pittaluga: «Io, Burlando e le case»

(...) Ma lei sta in una coalizione di centrosinistra che, per usare un eufemismo, non si è mai distinta per la riduzione del carico fiscale.
«Il problema non è politico, non solo. In un Paese normale è indifferente comprare casa o andare in affitto».
Quindi?
«Quindi per essere un Paese normale, da questo punto di vista, occorre alleggerire il carico fiscale e tutelare il diritto di proprietà nel migliore dei modi».
La legge sull’equo canone e il blocco degli sfratti non sembrano una definizione ideale di tutela della proprietà immobiliare privata.
«Mi pare che i fatti dimostrino che non sono serviti, creando una sorta di mercato nero in cui ci sono affitti non dichiarati o persone che non affittano le loro case».
Perchè non affittano?
«Anche perchè c’è una giustizia civile zoppicante che ci mette degli anni a riconoscere i diritti dei proprietari e ne pagano le conseguenze tutti».
Tutti chi?
«I proprietari perchè ricavano un reddito basso dalle loro case. Gli affittuari perchè, da un lato hanno una bassa offerta di case, dall’altro perchè gli affitti sono molto alti».
Parlo al Pittaluga prof liberale, non al Pittaluga alleato in Regione con Rifondazione comunista e con il Partito dei comunisti italiani. La legge sull’equo canone si può definire una «norma comunista»?
«Nacque con intenzioni positive, ma non ha funzionato. Firmò anche Confindustria con lo scopo di attenuare le spinte salariali e con l’idea di un patto fra produttori».
Come si poteva intervenire altrimenti?
«In Olanda, ad esempio, si fece una legge per i ceti a basso reddito in cui lo Stato interviene per pagare la differenza fra quello che potremmo definire un canone equo e le possibilità economiche dell’affittuario. In questo modo sono garantiti sia i ceti a basso reddito, sia i proprietari di abitazioni che ricevono un canone giusto».
Insomma lei che farebbe?
«In una parola, servono leggi che diano una visione non punitiva della proprietà».
La proposta di legge del gruppo regionale di Rifondazione comunista, che è in maggioranza con lei, che parlava addirittura di requisizione di case sfitte, le pare rientri nella definizione di «visione non punitiva della proprietà»?
«Non mi pare che quella legge sia sta approvata. A lei pare sia passata?».
No, non se ne è più parlato.
«Così come mille altre norme. La sinistra radicale non ha condizionato in modo decisivo nessuna - e dico nessuna - decisione della giunta Burlando».
Significa che non avete sbagliato?
«Significa che abbiamo fatto errori, ma non per colpa loro o perchè condizionati da loro».
Sa che nel centrodestra c’è chi ha nostalgia di un liberale vero come lei? Tornerebbe a casa?
«Le sembro un voltagabbana?».
Assolutamente, no. Anzi le dò volentieri atto del fatto che, quando è passato da destra a sinistra, non l’ha fatto durante una legislatura, ma alla fine, andando a prendersi i voti con la nuova coalizione.
«Credo che gli elettori non capirebbero un mio pendolare fra coalizioni».
Eppure lei era e resta un liberale.
«E continuo a stimare moltissimo Claudio Scajola. Ma questo non vuol dire che entro nel Pdl».