L’assessore-sceriffo Cioni annuncia la fronda via sms. «Primarie farsa»

A Firenze il problema si chiama Graziano Cioni. All’«assessore-sceriffo» del Pd, quello della famosa ordinanza contro i lavavetri, è venuta un’idea che sta facendo tremare le fragili fondamenta del nuovo partito: «E se mi candidassi a sindaco di Firenze?». Lo ha scritto in un sms inviato ad amici e compagni, mentre era in vacanza in montagna, alla vigilia di Ferragosto, ma il testo è rimbalzato subito sulle agenzie e sui giornali scatenando la corsa alla successione dell’attuale primo cittadino Lorenzo Domenici. «Finora ho fatto il soldato, potrei guidare la rivolta», rifletteva l’assessore. La posta in ballo sono le regole sulle primarie per la scelta del candidato sindaco. Primarie di partito o di coalizione? O doppie consultazioni (prima quella di partito e poi quella di coalizione)? L’aria che tira dal quartier generale di Roma sembra essere quella di primarie «blindate», con una «selezione regolata», paventata nella bozza della commissione statuto per individuare un candidato in qualche modo «ufficiale» del Pd. Ma l’ipotesi fa infuriare Cioni: «Una vergogna, mi fa venire la nausea. Se fanno le primarie così, questo non è più il mio partito». Potrebbe essere il primo passo per una lista civica guidata dall’assessore-sceriffo, che raccoglierebbe i delusi dal Pd. Anche perché Cioni è una figura ingombrante per il partito, in vista di una coalizione allargata alla sinistra radicale, dal momento che Cioni è considerato «tipicamente di destra» (così ha detto il capogruppo regionale del Pdci).