L’assistenza agli anziani affonda perché la Regione non alza le rette

Non vedono un aumento di stipendio da quattro anni, nonostante il loro contratto di lavoro sia stato rinnovato e il rischio, adesso, è che il settore dell’assistenza finisca a bagno. Sono i dipendenti delle case di riposo per anziani, convenzionate con la Regione, che insieme a chi opera nell’assistenza ai disabili e ai malati psichiatrici e nella riabilitazione sostengono moltissime famiglie liguri nel peso della cura a una persona con difficoltà. Il malcontento di questi lavoratori rischia di ricadere presto sui loro assistiti, visto che le strutture per le quali operano potrebbero non riuscire a garantire adeguati standard di qualità a causa del mancato rispetto da parte della Regione all’impegno di adeguare le rette, ferme da tempo.
Il caso è stato sollevato in Regione da Nicola Abbundo e Matteo Marcenaro dei Moderati per il Pdl che hanno presentato un’interrogazione con risposta immediata al presidente del consiglio regionale. «Considerato l’importantissimo ruolo che svolgono sul nostro territorio le residenze protette e sanitarie, che con il loro lavoro rendono meno gravosa la vita degli assistiti e dei loro famigliari e visto che comunque rappresentano pur sempre un’impresa che dà lavoro vogliamo sapere come mai la Regione si era impegnata a procedere al più presto all’adeguamento delle rette», tuona Abbundo, che parla di un problema di enormi proporzioni, visto che il settore dell’assistenza, in una regione anziana come la Liguria è addirittura strategico.
«Il contratto nazionale è stato sottoscritto il 17 dicembre dell’anno scorso - precisa Marcenaro - e sia la giunta sia il consiglio si erano impegnati con un ordine del giorno formato a maggioranza per procedere al più presto a questo adeguamento. Ma fino ad oggi nulla è stato fatto».
Al Chiossone, come al Don Orione, al Paverano o al Cepim, come in molti altri istituti che si prendono cura dei più deboli, il problema non cambia. «Il bilancio dei nostri istituti è costituito per il 70 per cento dalle spese per il personale - spiega Pippo Rossetti, direttore generale del Chiossone -, ma ci sono altre voci importanti di spesa come i prodotti paramedici (vedi pannoloni), le bollette per i costi dell’energia cresciuti in maniera significativa negli ultimi tempi come tutti sanno e mantenimento degli standard di qualità delle strutture». A questo punto è chiaro che, se la Regione non manterrà gli impegni assunti, non solo si rischierà di demotivare fortemente i lavoratori che certamente non percepiscono alti stipendi (e quindi anche un aumento di 70 euro lordi come previsto dal contratto sarebbe loro gradito), ma peggio sarebbe se si dovessero addirittura tagliare attività. Fatto, quest’ultimo che produrrebbe subito un peggioramento delle condizioni di vita dei ricoverati.
«Stiamo parlando di moltissimi posti di lavoro - continua Abbundo - e quindi sarebbe importante che la Regione considerasse questo settore come un’impresa e trattarlo di conseguenza con gli aiuti adeguati».
Senza contare che in una Regione come la Liguria gli anziani costituiscono una fetta preponderante della popolazione, ma forse non tutti sanno che per ragioni complesse anche il numero delle persone diversamente abili è cresciuto rispetto al passato e per esempio l’aspettativa di un bambino affetto da sindrome di Down è doppia rispetto al passato. «Per di più le cure e la riabilitazione che sono possibili oggi sono tali da far raggiungere una buonissima qualità di vita - conclude Rossetti - e sarebbe un peccato dover rinunciarvi».