L’asso nella manica del rais: Mubarak pilota il dopo Mubarak

È l’unico che può cambiare la Costituzione e così mantiene il potere La
piazza però non si accontenta: ieri la protesta più imponente

Il Cairo - I manifestanti anti-regime hanno fatto la fila per ore per entrare a midan Tahrir. In piazza era quasi impossibile camminare a causa dell’incredibile numero di persone. Quella di ieri è stata la protesta più grande degli ultimi 14 giorni in Egitto. Il dissenso continua a crescere nonostante le concessioni del regime - tra cui l’aumento delle pensioni ai funzionari pubblici - e il programma per una transizione pacifica annunciato da Omar Suleiman. La strada egiziana chiede l’uscita di scena di Hosni Mubarak, ma il rais è ancora a palazzo a occuparsi del passaggio di consegne. Pochi giorni fa, sotto la pressione della protesta, il leader ha annunciato che se ne andrà a settembre, dopo le elezioni. Per ora la sua promessa non basta. Il vice-presidente Suleiman aveva aperto domenica la trattativa con alcuni elementi dell’opposizione, tra cui i Fratelli musulmani. Il movimento islamista ha fatto però sapere ieri che le riforme proposte sono «parziali» e torna a sintonizzarsi con il resto della piazza nel chiedere la fine del mandato di Mubarak.

Gli occupanti di midan Tahrir aumentano ogni giorno di più e la loro richiesta rimane la stessa: «O Hosni, o pilota, l’aereo ti aspetta all’aeroporto», è uno degli slogan più strillati. Si riferisce al passato del rais nell’aviazione. La protesta è ormai diventata una specie di festival: in piazza si mangia, si beve, si canta, ci sono vari palchi con eventi. Ieri, su uno di questi, ha parlato per pochi minuti Wael Ghonim, il giovane manager di Google diventato eroe della protesta su internet dopo essere stato arrestato all’inizio delle manifestazioni. Dopo il suo rilascio, lunedì, ha pianto durante un’intervista alla tv per le vittime degli scontri e ha chiamato al dissenso. In pochi minuti, decine di migliaia di egiziani si sono registrati nel suo gruppo su Facebook.

I manifestanti sono rimasti in strada anche dopo aver saputo che Mubarak ha creato ieri una commissione per emendare la Carta fondamentale. La piazza chiede riforme costituzionali capaci di togliere potere alla presidenza. Se la faccia del palazzo è ormai quella del suo vice, Mubarak ha ancora un ruolo nella transizione. E non soltanto - come accaduto ieri con il ministro egli Esteri degli Emirati arabi - per presenziare a incontri ufficiali. Secondo la Costituzione, spiega un analista del Cairo, è lui che deve prendere le misure che possano assicurare il passaggio di poteri. «Il rais non può ancora uscire di scena. Per cambiare le regole del gioco è necessaria la sua presenza. È un momento delicato. Lui è l’unico che può toccare la Costituzione. E la Costituzione permette al regime di mantenere il potere». Il ruolo del rais in queste ore sembra dunque quello di dare una direzione alla transizione, preservando il sistema. «Mubarak è fuori dai giochi - scrive sul sito egiziano Ahram Online lo scrittore e autore satirico Nabil Shawkat - ma lo spirito del suo potere, l’essenza del suo regime e i metodi della sua era sono lontani dall’essere finiti».

Il ruolo di Mubarak nella costruzione del dopo Mubarak sembra essere sostenuto anche dagli Stati Uniti, preoccupati che una transizione precipitosa possa portare il loro alleato nel caos. Il portavoce del Dipartimento di Stato, Philp J. Crowley, ha ammesso lunedì che sarebbe «un obiettivo complicato» per l’Egitto organizzare elezioni in così poco tempo. Se Mubarak si dimettesse subito, il Paese dovrebbe andare alle urne nell’arco di 60 giorni, secondo la Costituzione. La posizione americana non è differente da quella di molti spettatori internazionali, tra cui l’Italia. Il ministro degli Esteri Franco Frattini ha spiegato che Mubarak rimarrà in carica fino alla scadenza del suo mandato. «Non mi pare ci siano dubbi su questo», ha detto il responsabile della Farnesina.

La permanenza a palazzo del rais resta però legata agli umori della piazza, che non accenna a svuotarsi. «Non negozieremo se le nostre condizioni non saranno prese in considerazione - dice Shadi Taha, portavoce del partito dell’ex candidato presidenziale Ayman Nour - O Mubarak se ne va, o passa i poteri a Suleiman». E venerdì, rivela al Giornale una fonte dell’associazione del Nobel Mohammed ElBaradei, sono in programma altre manifestazioni. E questa volta, non soltanto in piazza Tahrir.