«L’associazione non cambia il catetere»

La signora Maria ha 83 anni, un'invalidità al 80 per cento e tanti piccoli guai comuni a molte persone della sua età: periartrite, labirintite, osteoporosi. Da un po' di tempo la signora soffre anche di ritenzione urinaria, tanto da dover ricorrere all'utilizzo di un catetere fisso, che le è stato messo in ospedale, per ovviare al suo delicato problema di salute. Di Maria si occupano i suoi famigliari. Il figlio, oggi in pensione, la accudisce quotidianamente, mentre la cognata e un'amica di famiglia, ex infermiera, si alternano per sostituirle il catetere. Qualche mese fa i parenti della donna contattarono un'associazione che presta cure a domicilio per le persone anziane, su segnalazione della Asl 3. Un'associazione - è bene precisarlo - composta da geriatri e infermieri. «Ci hanno risposto che cambiare un catetere non rientrava nelle loro competenze», racconta il figlio della signora Maria, Enzo Cincotta. Che aggiunge, non senza una punta polemica: «A questo punto vorrei sapere quale assistenza fornisce un'associazione che per statuto si occupa di cure domiciliari, con tanto di geriatri e personale infermieristico».
Tra l'altro la famiglia di Maria, già un anno fa aveva preso contatti con questo istituto, quando alla donna non era stato ancora messo il catetere in ospedale e necessitava di cure più assidue. «Ma quella volta ci risposero che non potevano venire a casa tre volte alla settimana per sostituire il catetere a mia madre. E così decidemmo di arrangiarci da soli», rivela ancora Enzo. Gli dà manforte sua moglie: «Capisco che tre o quattro volte alla settimana sia un impegno gravoso per un'associazione che presta cure a domicilio. Però a noi basterebbe che venissero ogni quindici giorni. Un anziano con un minimo di assistenza si sente più tranquillo e protetto».