L’assordante silenzio di tutti i liberali

Egidio Sterpa

Ma dove sono i liberali? Se esistono ancora, dovunque siano, a destra o a sinistra, si accorgono o no che questo governo e questa maggioranza stanno trasferendo la politica italiana in un territorio del tutto illiberale? Diciamolo, è penoso il silenzio dei liberali o sedicenti tali. Dove sono finite le libere coscienze? Non è più questione di destra o di sinistra, espressioni, che politicamente ormai significano poco o nulla. A destra ci sono politici che vengono dalla sinistra, a sinistra altrettanti che vengono dalla destra. Sono di destra, per esempio, Bondi, Cicchitto, Adornato? E sono di sinistra Fisichella, Di Pietro, Carra? Destra e sinistra, a questo punto, sono termini solo per segnali stradali. Sì, anche i liberali veri, ahimè, sono scomparsi. Quanti ce ne sono di autentici tra i politici, e tra gli intellettuali? Di certo c’è che oggi il liberalismo politico italiano è colpito da afasia acuta.
Esagero? Ma è politica liberale la sfilata di proposte della maggioranza? Vediamo: la politica fiscale di Visco, i ripiegamenti economici di Padoa-Schioppa, il rigore in materia televisiva di Gentiloni, le intenzioni piuttosto palesi di dare l’assalto alla Rai (la probabile sostituzione da parte del Tesoro del consigliere Petroni; i cambi di direzione, certissimi al Tg1 e Tg2), i preparativi per l’occupazione dei vertici di enti e banche, che fanno seguito alle tante nomine. E infine, annunciata alla mastelliana Telese, la legge sul conflitto di interessi che, ovvio, sarà antiberlusconiana.
Certo, era scontato che questa nuova maggioranza affermasse una propria visione e pratica della politica. Ma qui, manifestamente, siamo alla vendetta. Strano, l’aveva previsto De Mita, che il 12 agosto scorso in una intervista al Corriere disse di Prodi: «Ho paura che stia vivendo l’esperienza di governo più che altro come rivincita». Ma no che non sto esagerando. Di brutti segnali di rivincita ce ne sono non pochi. Come dare torto a Vittorio Feltri: «L’Unione medita di uccidere Berlusconi»? E la condanna in Cassazione di Sgarbi, non è un allarmante segnale per il diritto di critica?
Insomma, lo si lasci dire a un liberale, collocato a destra, ma che il Cavaliere considera scomodo «rompiscatole»: ma davvero Berlusconi merita tanta ostilità? Fanno dodici anni dalla sua discesa in campo. Ebbene, quali delitti gli si possono imputare? Ha distrutto la democrazia? Ha fatto una politica illiberale? Ha instaurato un regime? I fatti dicono che nel ’94, quando pure aveva vinto alla grande, si lasciò defenestrare. Nel ’96 non fece nulla per non far vincere la sinistra. Vinse poi a man bassa nel 2001. E ha tolto agli italiani la libertà, ha soppresso i partiti?
Il risultato della presunta «dittatura» berlusconiana è stato la vittoria del centrosinistra, grazie a una legge elettorale pessima voluta proprio da lui. Il quale, guarda un po’, ora si prepara a votare per una missione militare, pericolosa e costosa, decisa e ostentata da Prodi con una retorica sopra le righe. Ecco, offro queste modestissime osservazioni ai liberali veri che ancora esistono, ai riformisti sinceri, fra i quali quel galantuomo della vecchia sinistra ch’è Emanuele Macaluso, che liberale si sta dimostrando più dei liberali sedicenti e presunti, ad amici che stimo, come l’onestissimo Gerardo Bianco. Serve alla nostra democrazia stare zitti di fronte a simili distorsioni della politica?