L’asta dove chi offre di più paga molto meno

Lele si è aggiudicato un iPod con tre euro e cinquanta. Soddisfatto, pensava d'aver fatto l'affare del secolo, salvo poi sapere che Eddy era riuscito ad accaparrarsi lo stesso modello, spendendo, però, due euro e cinquanta, e Loris ancora meno: trentotto centesimi appena. Una delusione per Lele realizzare, in pochi attimi e con qualche clic, di non essere il record-man di MadBid.it, ma un suo normale utente-acquirente. Perché su questo sito è normale comprare gingilli elettronici a prezzi stracciati. Anzi. È la regola del portale, che ogni giorno lancia online anche più di cento aste a pagamento, tutte votate alla vendita - anche se sarebbe meglio chiamarla svendita - di articoli nuovi, di marca, scontati in media dell'80% del loro prezzo di listino.
Le categorie dei prodotti in palio sono varie, per la maggioranza si tratta di apparecchi legati al mondo dell'informatica e delle nuove tecnologie, tipo computer portatili, tablet (cinque euro scarsi per un iPad non è un sogno né un imbroglio, ma una delle ultime vincite battute), televisori al led, smartphone e macchine fotografiche digitali con mille funzioni. Ma si può trovare un po' di tutto, dal ferro da stiro al kit di bellezza, passando per biciclette, cuscini massaggianti, voucher Ikea, macchine del caffè e persino carri attrezzi, con una scorta costante di ben 1500 pezzi pronti all'occorrenza.
Tutto bello e molto interessante, ma nella pratica come funziona? E, soprattutto, dov'è la fregatura dietro a occasioni tanto convenienti?
Domande legittime. Procediamo con ordine, una risposta alla volta, partendo dal regolamento di gioco.
Su MadBid.it le aste sono molti veloci: durano minimo un minuto, massimo otto. Nel momento in cui si aprono, scatta automaticamente il countdown e comincia la sfida tra i partecipanti. Sul prezzo iniziale di zero euro - sì, proprio zero euro - i concorrenti possono rilanciare, alzando la posta di un solo centesimo. Ad ogni puntata corrisponde l'azzeramento del timer, che riparte da capo in modo da dare agli altri giocatori il tempo, quindi la possibilità di piazzare la propria controfferta.
La partita prosegue a suon di centesimi e a ritmo incalzante fino a quando la clessidra dichiara la fine della gara. Tempo scaduto, manche finita. All'istante il miglior offerente diventa il vincitore dell'asta. Che, a quel punto, non deve fare altro che pagare online, tramite PayPal o carta di credito, e aspettare qualche giorno per ricevere a casa l'acquisto che si è aggiudicato via web.
In caso di spedizioni di prodotti difettosi o danneggiati, vale il vecchio motto del «soddisfatto o rimborsato», purché le segnalazioni vengano comunicate al centro assistenza del sito entro i cinque giorni successivi la consegna. E purché siano reclami fondati, oltre che sensati (non rientrano tra questi ultimi i cambi di idea, gusto, umore, ad esempio).
L'accesso alle aste è aperto a chiunque, nessuno può aggiudicarsene più di due al giorno e di dodici al mese, e tutti devono essere maggiorenni, registrati sul sito, e in possesso di un pacchetto di «bids», di puntate, cioè, il cui valore va da dieci centesimi a un euro.
Chiarito il meccanismo, resta in sospeso il fattore F, dove quella «effe» sta per fenomeno fortunato, visto il giro di numeri, riscontri e commenti che ruotano attorno a MadBid.it.
Partita nel 2008 da Londra, la piattaforma si è sviluppata con gran rapidità, tanto che adesso viaggia virtualmente in Italia, Irlanda, Spagna, Germania e, dal mese scorso, Sud America, dove è operativa in Brasile, Cile e Argentina (per ora).
A distanza di tre anni dal lancio, MadBit.it ha toccato il milione di utenti membri e altrettanti in visita al mese, chiuso centomila aste e raggiunto cinque milioni di euro di prodotti consegnati, attirando inevitabilmente l'attenzione di esperti della rete e investitori finanziari. Tra chi l'ha definito «un'esperienza interattiva emozionante» e chi «l'e-commerce del futuro», ci sono i cyber-giocatori che ogni giorno puntano poche monete e fanno grandi spese. Di fronte a loro e all'intero scenario, conviene forse lasciar da parte un po' di diffidenza e tentare «l'affare».