L’astensione? Autolesionismo

Caro Granzotto, la più breve campagna elettorale della storia repubblicana sta dunque per concludersi. Da quasi tutti i commentatori è stata definita poco interessante e di conseguenza poco coinvolgente. Quella che doveva essere la grande novità di stagione, l’abbassamento dei toni e il confronto cavalleresco, è mancata. Vorrei ingannarmi, ma io sento nell’aria una grande vocazione all’astensione provocata dal rigetto del corpo elettorale verso il recarsi così di frequente alle urne. Secondo lei è così?


Chi, stufo di andare a votare ogni due per tre (uno stufamento non del tutto peregrino), medita di recarsi al mare domenica prossima, finirebbe per farsi del male da solo. Disertando le urne concorrerebbe infatti a promuovere quella sciagura chiamata ingovernabilità. La quale per forza di cose porta - (s)governo Prodi insegna - allo scioglimento anticipato delle Camere. Pertanto, caro Bonucci, la cosa saggia da fare è di riempire fino all’orlo il carniere del Pdl, assicurarci un governo bello stabile e non pensarci più per cinque anni tondi tondi. Fino all’aprile del 2013. In quanto al tono e all’andamento di questi ludi cartacei (per dirla come quando c’era lui, caro lei) non vedo perché ci si debba lamentare. Non per ripetermi, ma l’assenza, in campagna elettorale, di qualsiasi accenno, anche di sguincio, ai tre pallosissimi e trombonistici temi dell’Europa, della pace e del riscaldamento globale, risulta, quanto meno alle persone ammodo, motivo di vibrante giubilo e intensa soddisfazione. Causa invece di irrefrenabile ilarità - e si ricordi, caro Bonucci, che il riso fa buon sangue - è risultata la cupa protervia con la quale il candidato Veltroni Walter ha mantenuto fede all’impegno di indicare Silvio Berlusconi «il principale esponente dello schieramento a noi avverso». Una cretinata, che più cretina non si può, elevata a sublime espressione del bon ton politico. O, peggio ancora, della politica «intesa come amore». Vien voglia di urlare: «A ridatece Prodi!».
Prodi. Il convitato di pietra di questa sarabanda elettorale. Chiuso nel suo rancoroso silenzio avendo il mondo - ma principalmente il compagno Walter - in gran dispitto. Nei momenti in cui la campagna elettorale batteva la fiacca e veniva meno il divertimento, mi bastava rivolgere il pensiero al desaparecido, a Romano Prodi tappato nel suo ufficio di palazzo Chigi a fare le parole incrociate, col telefono muto e manco un Ricky Levi, manco un Sircana qualsiasi a tenergli compagnia, che subito mi passava la luna storta. Lo so che è brutto sfottere chi s’è preso un fracco di legnate e in men che non si dica da stella polare qual era s'è ritrovato buco nero della galassia di sinistra. Vorrà dire che per penitenza mi andrò a rileggere (lo conservo fra le cose più care) il discorso col quale annunciava di voler esportare, a grande richiesta, l’Ulivo nel mondo.
Paolo Granzotto

Ps: Mi arriva ora l’ultima stoccata di Mauro della Porta Raffo: «George Clooney appoggia Walter Veltroni. Una garanzia: nel Duemila appoggiava Al Gore e quattro anni dopo John Kerry». Forza Clooney!