L’astensione e il crollo del laicismo

Ruggero Guarini

La signora Luce Laica in Moraloni è assai turbata. Ancora non si è ripresa dallo sbigottimento che le ha procurato il flop di questo referendum. Teme che nei rottami di questo suo ultimo balocco si possa leggere un «no» molto più vasto di quello riguardante la materia di questa sua ultima battaglia. Vi sta infatti fiutando un rifiuto che potrebbe riguardare non soltanto le procreazioni in provetta, il maneggio degli embrioni e tutte le altre amabili trovate della biotecnologia, ma l’intera gamma delle sue ambizioni di antica magistra di vita e pensiero.
Il verme che in queste ore di sconforto si sta insinuando nel suo cuore è il sospetto che il fragoroso «basta!» silenziosamente pronunciato dal vasto popolo dell’astensione restando a casa possa essere soltanto il primo indizio di un riflusso oscurantista che presto potrebbe compromettere e vanificare tutti i suoi più recenti successi.
Comprese ovviamente quelle fondamentali conquiste di civiltà che attengono alla vita dei cittadini e delle famiglie - vedi l’equiparazione delle unioni gay ai comuni matrimoni eterosessuali, anzi l’adeguamento giuridico dei secondi alle esigenze delle prime mercé la conseguente abolizione ope legis di parole oscene e sessiste come padre e madre o marito e moglie e la loro sostituzione con termini più democratici ed egualitari come coniuge e genitore, nonché il diritto delle coppie gay di farsi o procurarsi i loro figlioletti in tutti i modi oggi resi possibili da una legge e da una scienza finalmente illuminate e giuste, dall’adozione alla clonazione. E incluse, va da sé, quelle non meno nobili conquiste spirituali che attengono alla vita dei popoli e delle nazioni - vedi il culto della pace senza se e senza ma, il magnanimo principio antropologico secondo il quale tutte le culture sono uguali e vanno rispettate fuorché la nostra che fa sempre schifo, l’idea sommamente educativa che esistono solo diritti e mai doveri, e tutti insomma gli articoli di fede di quella nuova religione che è il pensiero unico laicista e progressista politicamente e moralmente corretto.
Nelle pieghe più profonde del suo animo la nostra signora si sta addirittura chiedendo se non sia arrivato il momento di registrare una notiziola che da un pezzo è arrivata a tutti fuorché a lei, che ne è in effetti la vera destinataria.
È la notizia di un crollo. Del crollo del pilastro più importante della sua casa. Ossia del principale presupposto della sua visione del mondo. Che è il fermo convincimento di aver liquidato da un pezzo, con la sua laicissima luce rischiaratrice, quella indecente anticaglia che è per lei il bisogno religioso dei morali.
E di essere perciò in grado di dare una risposta efficace non solo (pretesa già abbastanza divertente) a tutti i problemi sociali, economici, politici e culturali del nostro tempo, ma anche (pretesa assolutamente esilarante) a tutti gli eterni perché sulla vita e sulla morte, sulla natura e la storia, sull’universo e sulla nostra animuccia.
La signora Luce Laica in Moraloni sarebbe dunque sul punto di ammettere che sul tavolo delle questioni eterne ha fatto crac? Non illudiamoci. Basta vedere le facce dei suoi spasimanti locali - da Eugenio Scalfari a Piero Fassino passando per Marco Pannella - per capire che ha ancora un luminoso avvenire.
guarini.r@virgilio.it