L’astro nascente della gauche? Jospin

Fabius e Hollande non raccolgono i consensi necessari per l’Eliseo

Alberto Toscano

da Parigi

Un nome vecchio-nuovo è spuntato ieri a Le Mans nel giorno decisivo dell'attesissimo congresso nazionale del Partito socialista francese: quello di Lionel Jospin, ossia dell'uomo che ha guidato la sinistra transalpina prima alla vittoria del 1997 (con la conquista della maggioranza all'Assemblea nazionale) e poi al disastro del 2002, con la sconfitta alle presidenziali e alle legislative. Proprio la sera del 21 aprile 2002, quando seppe di non essersi qualificato neppure per il ballottaggio presidenziale, Jospin annunciò ufficialmente il proprio ritiro dalla vita politica. Poi, però, l'«esilio“ dev'essergli risultato pesante se ha cercato di rimettere il naso negli affari del suo partito e se - proprio alla vigilia di questo congresso socialista - ha pubblicato un libro in cui si pone come punto di riferimento di una possibile unità della sinistra francese.
Lionel Jospin compirà il prossimo luglio i 69 anni e non può certo definirsi un volto nuovo della politica parigina. Ma - almeno a sinistra - i volti nuovi stentano ad affermarsi. Il congresso socialista, che si conclude oggi a Le Mans col discorso del segretario uscente (ed entrante) François Hollande, ha visto un sostanziale stallo tra i leader del partito, che hanno in mente una sola cosa: la candidatura alle presidenziali della primavera 2007. Laurent Fabius, che è stato primo ministro dal 1984 al 1986, vorrebbe l'unzione ufficiale in vista della corsa all'Eliseo, ma la sua corrente ha ottenuto appena il 21% dei voti congressuali e difficilmente le sue ambizioni potranno essere appagate. Tuttavia quel 21%, sommato al 23% conseguito dalle sinistre del partito, basta a frustrare le ambizioni presidenziali dei leader della corrente di maggioranza, guidata dal segretario Hollande e dagli ex ministri Jack Lang e Dominique Strauss-Kahn. Insomma, i leader attuali del Partito socialista francese sono abbastanza forti da mettersi reciprocamente i bastoni tra le ruote e non abbastanza uniti da far emergere una candidatura comune in vista delle presidenziali del 2007, ossia dell'appuntamento decisivo per la vita politica transalpina.
Di qui un dibattito stucchevole, che ha dominato il congresso a proposito della possibile «sintesi» tra le mozioni presentate dalle tre principali correnti: quella del segretario Hollande col 54%, quella delle sinistre interne (Nuovo partito socialista) col 23 e quella di Fabius col 21. L'idea della sintesi significa due cose: fine delle ostilità tra le correnti (dopo il durissimo scontro verificatosi in occasione del referendum del 29 maggio sulla ratifica della Costituzione europea) e intesa a proposito di un candidato all'Eliseo. Sulla fine della guerriglia politica interna sono tutti d'accordo: il partito stesso rischierebbe la spaccatura se le sue correnti non smettessero di affrontarsi in campo aperto, come hanno fatto fino a qualche settimana fa. Ma il problema della candidatura presidenziale non sembra avere soluzioni diverse dal nome di Lionel Jospin, ossia dalla resurrezione di chi si situa in questo momento al di fuori della leadership socialista.
Così la giornata di ieri è stata quella del possibile ripescaggio di un uomo che ha avuto il merito di andarsene di fronte alla sconfitta, ma che adesso non sembra vedere l'ora di rientrare sulla scena politica. Il clamoroso ritorno di Jospin vedrebbe comunque le sinistre francesi in difficoltà al primo turno delle presidenziali, a cui il centrodestra sarà presente con un cinquantenne, come l'attuale primo ministro Dominique de Villepin o come l'attuale ministro dell'Interno Nicolas Sarkozy. Il quasi settantenne Jospin potrà sembrare un personaggio d'altri tempi di fronte alla grinta dei suoi rivali del centrodestra. Ma il problema emerso ieri al congresso socialista di Le Mans sta nel fatto che i socialisti hanno ben poche alternative reali alla riesumazione dell'uomo che la sera del 21 aprile 2002 diede il suo addio ufficiale alla vita politica.