L’astronave di Herzog viaggia a vuoto nel nulla

Di tutti gli autori del cinema tedesco, Werner Herzog è il meno decifrabile, è ciò sembra compiacere il suo ego di cineasta solitario. In realtà il robusto narratore di Aguirre, furore di Dio, il visionario autore di Fitzcarraldo, si perde oggi in un misticismo laico ed approda alle soglie del tempo armato di un velleitarismo filosofico, che cerca di mascherare la sua smisurata ambizione fingendo di raccontare, male, una vicenda fantascientifica che si poteva sbrigare con mezzi convenzionali. Ma Herzog, forte della sua incrollabile fiducia nei propri mezzi, ci offre uno sconnesso semidocumentario, tecnicamente inaccettabile, le cui ambizioni non sembrano né poche, né piccole. Ma è come fotografare Dio con una vecchia polaroid. L’attore americano Brad Dourif, fisicamente in linea con la visione di Herzog, è un alieno che vive sulla terra e che proviene dal Wild Blue Yonder, un pianeta sommerso dall’acqua. Forte della sua esperienza ci esorta a fare ogni sforzo per salvare la Terra, destinata a scomparire. Tutto ciò mentre una navetta viaggia nello spazio alla ricerca di un rifugio alternativo, di una meta probabilmente introvabile.
Ed Herzog sembra volerci dire che la vita è qua, sulla Terra. Un messaggio che in termini favolistici e populisti abbiamo recepito attraverso l’attività degli ecologisti e la visione di pellicole incentrate su questi temi. Poi il regista si perde in immagini fini a se stesse, una visione metafisica che le immagini povere e sciatte vanificano fino alla totale resa di fronte all’inesplicabile mistero di cui si ammanta Herzog, negandosi anche a se stesso.

L’IGNOTO SPAZIO PROFONDO (- Francia/GB - 2005) regia di Werner Herzog, con Brad Dourif. 95 minuti