L’Atac, il web e le «strane» corse del 160

Alessia Marani

Gli orari dell’autobus? In «autogestione». Poco conta che il sito internet della società dei trasporti (www.atac.roma.it) riporti la tabella di marcia dei torpedoni Spqr. Una ricerca semplice: si inserisce il numero del bus, quindi si seleziona il giorno, ed ecco comparire le partenze ai capolinea. Insomma, altro che pressappochismo «all’italiana», un servizio di precisione «svizzera». Sarà. Ma anche a un giornalista capita d’essere pendolare. Venerdì 3 marzo, sera. Corsa al cardiopalmo per acciuffare il «160» che da piazza San Silvestro parte alle 21 (almeno secondo web e numero verde). Bisogna fare il biglietto: la prima macchinetta non accetta i 20 cents, la seconda ci riesce dopo un po’ di tentativi. Bisogna sbrigarsi sennò il bus parte. Macché. Alle 20,58 arriva un altro 160, che si mette in coda al primo. «Adesso parte», fa’ fiduciosa una ragazza. L’autista arriva mette in moto, ma sposta il mezzo solo di qualche metro per far passare un furgone dell’Ama. Poi torna a chiacchierare coi colleghi. C’è chi lo va a chiamare: «Senta, sta saltando una corsa. Dovevamo muoverci alle 21». «Si parte alle 21,20», replica. Gli animi nel bus si fanno roventi. Il conducente finalmente si mette alla guida (21,16). Un passeggero sentenzia: «C’ha fatto la grazia». Quello risponde, brogliaccio alla mano: «Io c’ho la partenza alle 21,20 perché l’altro bus è partito alle 20,50». «Scusi ma non avete un orario da rispettare?». «No, io ho solo questo». E via. Tabellino di marcia Atac, 160 da piazza San Silvestro: 20.45 - 21.00 - 21.40 - 22.00. Corse rispettate? Nessuna. Forse è solo la linea 160 un po’ «sfigata». La mattina all’andata, un altro autista «dimentica» una fermata e per poco non fa un incidente. Qualche sera prima, erano state delle signore a indicare al giovane conducente la strada da fare. C’è da chiedersi come faccia il sindaco Veltroni a dire ai romani di lasciare i mezzi privati per usare quelli pubblici. Fortuna (per lui) che a volte i giornalisti fanno i pendolari e non tutti i pendolari fanno i giornalisti.