L’atleta e la giornalista incastrano il campione

A George Clooney piace girare (o far girare) suoi film alla maniera di qualcun altro che stima molto: è successo con lavori che replicavano o imitavano opere di Tarkovskij, Monicelli, Pakula, Aldrich... Con In amore niente regole ci prova alla maniera di Hawks.
Il brutto titolo rimpiazza l’originale, Leatherheads («Teste di cuoio»), che allude al casco dei giocatori di football americano negli anni Trenta. Ne porta uno, nonostante la cinquantina incombente, anche Clooney, nella parte di un giocatore più furbo che bravo, giunto a fine carriera quando a fine prosperità sono anche gli Stati Uniti: si profila infatti il crollo economico del ’29.
In quest’atmosfera di crac, che mutatis mutandis somiglia a quella di oggi, l’atleta Clooney spregiudicato si trova sulla strada una giornalista (Renée Zellweger) che lo è altrettanto, decisa a smascherare un campione emergente (John Krasinski) che è passato per eroe di guerra senza esserlo. Dietro ognuno di loro si muovono interessi altrui. La loro dimensione autonoma è esigua e si estende quanto la loro astuzia. Accomuna i tre personaggi principali la menzogna o un uso distorto della verità, come per lo più accade nella vita. È questo lato «inglese» il meglio del film, scritto da Duncan Brantley e Rick Reilly. Clooney regista teme però che Clooney interprete diventi odioso per il pubblico, specie per quello americano, e lo rende un mascalzone a metà, più che un simpatico mascalzone; Renée Zellweger si limita a ripetere il personaggio del modesto ma fortunato (in Oscar) Chicago. La ricostruzione d’epoca è limitata ma perfetta.

IN AMORE NIENTE REGOLE di e con George Clooney (Usa, 2007), con Renée Zellweger, Jonathan Pryce. 114 minuti