L’Atr 72, il «fratello» più sicuro di quello che cadde a Conca di Trezzo

Viaggia a velocità relativamente bassa e permette manovre di emergenza. Dall’89 a ieri registrati solo 6 incidenti

Andrea Nativi

Un pilota molto bravo e le caratteristiche tecniche e progettuali del velivolo hanno fatto sì che l’incidente occorso al largo delle coste siciliane abbia, pur con un bilancio grave, permesso il salvataggio di alcuni passeggeri, come in genere non avviene quando un velivolo è costretto ad effettuare un atterraggio d’emergenza in mare. L’ATR-72 è un velivolo con propulsione a turboelica con ala alta. Rispetto ad un jet vola a velocità inferiori, sia durante il volo di crociera, sia nelle fasi di decollo e atterraggio. In particolare la velocità di atterraggio, a seconda del peso, è intorno ai 110 nodi e la velocità minima, quella di stallo, è intorno ai 95 nodi.
Quindi il pilota, se poteva controllare il velivolo, è stato in grado di accompagnarlo verso la superficie delle onde ad una velocità relativamente bassa. Se poteva manovrare, avrà anche avuto cura di scegliere l’approccio migliore, in considerazione di intensità e direzione del vento e delle onde. La posizione dell’ala in alto, al di sopra della fusoliera, ha anche evitato che nella prima fase critica dell’impatto le gondole dei motori e le pale delle eliche abbiano troppo bruscamente frenato l’aereo, facendolo spezzare o addirittura capovolgere. Ma c’è anche stata tanta fortuna.
In attesa dei risultati delle inchieste, si può comunque dire che l’ATR-72 è un velivolo sicuro, con una buona reputazione, apprezzato da compagnie aeree e passeggeri e che proprio quest’anno sta iniziando a vivere una seconda giovinezza, con un record di nuovi ordini, civili e militari.
L’ATR-72, con il fratello più piccolo ATR-42 è prodotto dal consorzio ATR, le cui quote sono possedute pariteticamente da Alenia-Finmeccanica e da Eads. Lo sviluppo dell’ATR 72 è stato lanciato nel 1986 e il velivolo è stato certificato nel 1989. Nella sua storia ha avuto pochi incidenti: 6 quelli che hanno portato alla distruzione totale dell’aereo coinvolto. È andata invece peggio al più piccolo ATR-42 che di incidenti «classe A» ne ha subiti 15. Tuttavia, risolti i famosi iniziali problemi che rendevano possibile in particolari condizioni meteo la formazione di ghiaccio (concausa nell’incidente che portò alla tragedia dell’ATR-42 dell’ATI a Conca di Trezzo nel 1987, con la morte di 37 persone), la sua carriera è stata paragonabile a quella di altri aerei dello stesso tipo, se non migliore.
In particolare gli ATR di seconda generazione, con diversi miglioramenti, non fanno rimpiangere, sulle brevi tratte gli scomodi jettini regionali così di moda. Questo spiega perché ATR stia aumentando il ritmo di produzione dell’aereo, preveda quest’anno un fatturato in crescita del 10%, a 550 milioni di dollari, abbia un portafoglio ordini di oltre 70 velivoli, un vero record, per un valore di oltre 2 miliardi di dollari. Come sempre accade in caso di grave incidente, sarà ora proprio ATR a fornire la massima cooperazione agli investigatori tecnici. Tuttavia le cose sarebbero più semplici con i rottami e le scatole nere a disposizione: se il relitto e il suo contenuto non saranno invece recuperati dal mare l’indagine risulterà molto più complessa e potrà pervenire a risultati parziali.