Dopo l’attacco del "Fatto" ancora guai per Masi: Mineo non vuol mollare il suo regno a Rainews

Ma che guazzabuglio per il «bel Cecè». Il direttore generale Rai Mauro Masi, nell’azzeccata definizione di Giampaolo Pansa, non passa giorno senza un guaio. E, se a livello nazionale la situazione non fosse ancora più confusa, probabilmente avrebbe già fatto le valigie. Gli ultimi capitoli raggiungono follie che superano pure la vicenda Fazio-Saviano-Benigni. Capitolo più gustoso: il bel Cecè, che nei noti fumetti del signor Bonaventura, si fa trascinare nei casini dalla sua vanità, è stato pizzicato dal Il Fatto quotidiano per aver promesso un programma di seconda serata a una sua amica intima. E, questo, proprio nel momento in cui annuncia durissimi tagli (anche al personale) per la situazione di crisi aziendale. Il dg smentisce decisamente la notizia e annuncia querela, però l’indiscrezione aggiunge benzina sul fuoco.
Il capitolo più spinoso riguarda le nomine, l’ultimo terreno su cui il direttore si confronta per recuperare credibilità verso i referenti politici e all’interno dell’azienda. Risolvendo questo intricato rebus (in discussione da mesi) avrebbe la speranza di mantenere la poltrona almeno fino a primavera. Il pacchetto avrebbe dovuto arrivare in consiglio oggi, ma non avendo trovato l’accordo tra i consiglieri, neppure tra quelli di maggioranza, è stato rinviato al 4 novembre. C’è stata addirittura la minaccia di dimissioni da parte del presidente «di garanzia» Paolo Garimberti dopo la decisione dei consiglieri di minoranza di non partecipare al cda (che si sono rivolti anche alla Vigilanza giudicando «irreversibile» la crisi Rai). Le nomine riguardano posti chiave di designazione politica e altri, di urgente necessità, come le direzioni dei canali digitali, primi fra tutti Rai4 con l’attesa riconferma di Carlo Freccero. Il problema è trovare l’accordo tra i consiglieri ed evitare che ogni dirigente spostato si rivolga al tribunale. Il punto nodale resta Corradino Mineo: al suo posto a Rainews dovrebbe arrivare Franco Ferraro, caporedattore di SkyTg24, sponsorizzato dalla Lega, che in questo modo avrebbe il controllo del canale all news che presto diventerà visibile in tutto il territorio nazionale. Ma Mineo, difeso a spada tratta dalla sinistra, non vuole lasciare e ha rifiutato sia la direzione di Rai Parlamento sia la sede di Mosca (offerte, comunque, di pari dignità). In più, in questo momento di tagli, i sindacati fanno barriera contro qualunque assunzione dall’esterno. Per gestire Rai Parlamento (da quando è andata in pensione Giuliana Del Bufalo) è stato delegato Gianni Scipione Rossi: trascorsi tre mesi in quella funzione, sarà automaticamente direttore, fatto che il cda vorrebbe evitare. Altro nome su cui si è ingaggiata una battaglia feroce è Roberto Rossetti, destinato al coordinamento sedi regionali. Infine, le vice direzioni: Fabio Massimo Rocchi al Tg1 e Gianvito Lomaglio come vicario a Raiuno. Poi c’è la questione Raidue: da mesi si dà in uscita Massimo Liofredi, e l’arrivo al suo posto della «berlusconissima» Susanna Petruni dal Tg1, ma anche su questo l’accordo è lontano. Insomma un gran caos. Sul dg intanto si abbattono i fuochi incrociati. Per il segretario Pd Pier Luigi Bersani, cui si aggiungono anche Udc e Idv, «il caso Rai è arrivato a un punto di una gravità inaudita; Masi se ne vada».