L’attacco di Fioroni sul Family day: "Io vado, Rutelli faccia come vuole"

Clima rovente nella Margherita divisa da correnti dove convivono la Bindi promotrice dei Dico, teodem e rutelliani. L’ala cattolica è sempre più insofferente

Roma - «Io al Family day ci vado. Rutelli faccia come gli pare». Il ministro della Pubblica istruzione, Giuseppe Fioroni, non ha bisogno del permesso e tanto meno della «compagnia» di Francesco Rutelli, leader del suo partito, la Margherita, per decidere se scendere o no in piazza a sostegno della famiglia. Si avvicina il 12 maggio, data scelta dalle associazioni cattoliche per celebrare «il nucleo fondante della società» con una grande manifestazione a Roma, e contemporaneamente si arroventa il clima nel centrosinistra e in particolare nella Margherita. La presenza annunciata, in alcuni casi anche ostentata, da parte di alcuni esponenti del governo e della maggioranza al Family day imbarazza la coalizione guidata da Romano Prodi, intrappolata in una spinosa situazione. Il centrosinistra assiste impotente alla concretizzazione della paradossale ipotesi di una protesta contro il governo cui prendono parte ministri di quello stesso governo. Il Family day infatti inevitabilmente finirà per connotarsi come una manifestazione contro i Dico, il disegno di legge governativo per il riconoscimento delle convivenze etero e omo. Testo firmato da due ministri: la diessina Barbara Pollastrini e Rosy Bindi della Margherita. Quest’ultima infatti, pur essendo ministro per la Famiglia, ha già precisato che non sarà in piazza anche per non sfilare contro se stessa.

Rutelli che è vicepremier e leader di partito (doppio ruolo per il quale è stato pure messo sotto accusa dagli ex popolari) ha cercato di disinnescare la miccia. Non soltanto chiarendo che lui non prenderà parte alla manifestazione ma pure invitando i ministri, tutti i ministri, a starsene a casa quel giorno. «Chi ha una responsabilità governativa deve ascoltare le voci della piazza e non contribuire a formarle», ha detto Rutelli aggiungendo: «Io non andrò, sarebbe meglio non andassero nemmeno i ministri».

Appello destinato a cadere nel vuoto per quanto riguarda il Guardasigilli, Clemente Mastella, che per primo ha messo il cappello sul Family day. Anche grazie al fatto che lui i Dico non li ha mai voluti e ha promesso che, in Senato, l’Udeur alzerà le barricate per bloccarli. «I Dico non passeranno», ha garantito il ministro della Giustizia. E anche il capogruppo dell’Udeur alla Camera, Mauro Fabris, non soltanto ribadisce l’adesione del Campanile ma si augura che «anche altri ministri si aggiungano a Mastella per una manifestazione che sarà l’occasione per chiedere politiche di sostegno alla famiglia».

Ma il problema grosso Rutelli ce l’ha in casa ed è rappresentato dalla ben nutrita ala cattolica del suo partito. Una compomente sempre più insofferente di fronte ai tentativi dello stesso Rutelli e del resto dell’Unione di metterli all’angolo. Proprio pochi giorni fa Fioroni, sempre più ai ferri corti con Rutelli, aveva avvisato gli alleati: «Continuare a creare una questione cattolica è un segno di follia e di miopia politica». Posizione condivisa dai cosiddetti teodem, i senatori Paola Binetti, Luigi Bobba ed Emanuela Baio Dossi. Insomma, diceva Fioroni, la presenza dei cattolici nell’Ulivo è una forza e come tale va riconosciuta anche da Rutelli che deve essere «il leader di tutti».
Per quanto riguarda la manifestazione, secondo Fioroni al momento non sussistono controindicazioni. «Se venissero stabilite regole che prevedono dove e quando i ministri potranno essere, allora tutti ci atterremo a queste regole, ma finché non ci sono... Il problema sulla famiglia - dice il ministro - non è partecipare o no al Family Day. È ridicolo il dubbio amletico sull’essere o no che ossessiona molti, ma non me. Il problema è impegnarsi tutti in maniera forte e determinata in politiche a sostegno della famiglia, investendo risorse per ridurre la pressione fiscale, per il sostegno ai nuclei numerosi, per far sì che avere un figlio non sia un lusso e tutto questo va fatto con la stessa determinazione che c’è stata nel sostegno alle imprese, nelle liberalizzazioni e privatizzazioni». Insomma, conclude Fioroni, nella difesa della famiglia «il governo di centrosinistra deve esserci tutto con i fatti e non solo a parole».