Dopo l’attacco a Lisbona l’Europa va in guerra contro i signori del rating

L’Europa va all’attacco delle agenzie di rating, dopo il declassamento a sorpresa del Portogallo a livello «spazzatura» da parte di Moody’s. Una decisione «spiacevole» non basata sulle analisi economiche, ma solo su ipotesi, è la dura risposta di Bruxelles. «É strano che non ci sia nemmeno un’agenzia europea», commenta polemicamente il presidente della commissione Ue, Jose Manuel Barroso, che annuncia l’intenzione di stringere i tempi: la proposta sulle nuove regole per le agenzie arriverà dopo l’estate, obiettivo chiudere la partita in 7-8 mesi. Ma anche il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaueble, invita a «rompere il monopolio delle agenzie di rating» per «limitare la loro influenza». Domani, intanto, il Fondo monetario internazionale si riunirà per discutere della prossima tranche del prestito alla Grecia, ha annunciato il nuovo direttore generale, Christine Lagarde. E il nuovo ministro delle Finanze francese, François Baroin, ha annunciato che entro settembre dovrebbe essere pronto un nuovo piano di salvataggio di circa 100 miliardi di euro per Atene. Si muovono anche le autorità di regolazione, almeno in Italia: la Consob ha già convocato Standard and Poor’s sulle modalità di diffusione dell’ultimo rapporto sul nostro Paese, e domani toccherà a Moody’s, dopo la decisione di mettere sotto osservazione il rating di 16 banche.
Intanto, il downgrading dell’agenzia ha squassato ancora una volta i mercati europei. Sotto pressione, soprattutto, la Borsa di Lisbona, che ha lasciato sul terreno oltre il 3%, mentre lo spread tra i bond portoghesi a dieci anni e il corrispettivo bund tedesco ha toccato un nuovo record storico a 1.012 punti base. L’euro ha accentuato i ribassi a 1,4327 dollari.
La ripresa, nel frattempo, soffre per il calo dei consumi privati in tutta l’area Ocse, dove nel primo trimestre 2011 il Pil è cresciuto dello 0,5% rispetto al trimestre precedente. Lo comunica l’Organizzazione internazionale, che per l’Italia conferma la crescita dello 0,1%, la stessa del trimestre ottobre-dicembre 2010.
Eppure, nonostante il moltiplicarsi di segnali di indebolimento della ripresa e le perduranti tensioni sui titoli di Stato dell’area euro, quasi certamente oggi la Banca centrale europea procederà a una nuova stretta sui tassi di interesse. A Francoforte torna a riunirsi il consiglio direttivo, e viste le indicazioni giunte a più riprese nelle scorse settimane dall’Eurotower, è condivisa la previsione di un rialzo sul costo del danaro all’1,50 per cento.